Il 5 giugno andrà in scena in Perù il secondo turno delle Elezioni presidenziali. Che - almeno a stare ai sondaggi riportati dal quotidiano "El tiempo"- dovrebbero premiare la candidata della destra Keiko Fujimori: la figlia dell'ex presidente Alberto. Nella prima tornata (celebratasi il 10 aprile) ha prevalso la candidata conservatrice, col 39,8% dei voti validi.

Al secondo posto si è piazzato l'economista liberale Pedro Pablo Kuczynski - manager giramondo e già premier durante il Governo Toledo - che si è dovuto accontentare del 21% dei suffragi.

Gli ultimi sondaggi

Secondo gli ultimi sondaggi, Fujimori del partito Fuerza popular avrebbe oltre cinque punti di vantaggio sul rivale, della formazione Peruanos por el kambio (Ppk): se i dati Ipsos disegnano un risultato di 52,6 a 47,4, l'istituto Datum ci prospetta un analogo 52,9 a 47,1.

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Il vincitore della disfida andrà a occupare il posto del presidente progressista - e populista, secondo alcuni - Ollanta Humala, insediandosi il 28 luglio. Se il primo turno elettorale ha presentato interessanti curiosità per i politologi - in primis la rinascita del fronte delle sinistre, che ha raggiunto un incoraggiante 18,7% dei consensi - l'esito del ballottaggio sarà decisivo soprattutto per suggellare l'eventuale fine del ciclo progressista latinoamericano. Sì, perché una vittoria del riformista Kuczynski sarebbe comunque interpretabile come la tenuta dell'argine contro l'estrema destra; mentre il probabile trionfo di Fujimori andrebbe a porsi sulla stessa linea della sconfitta del kirchnerismo in Argentina, del golpe soft nei confronti di Dilma Rousseff in Brasile, e delle difficoltà del chavismo in Venezuela.

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Keiko Fujimori, forte nonostante il padre

Secondo Iván Lanegra - professore di Scienze politiche presso la Pontificia università cattolica del Perù - Fujimori è favorita perché ha saputo avvicinarsi all'elettorato meno abbiente, rivolgendo "chiari messaggi al settore informale, e lanciando programmi per promuovere l'emersione del lavoro nero". I medesimi strati sociali, cui - val la pena ricordare - si rivolgeva il padre Alberto. Il quale, dopo aver guidato il Perù tra il 1990 e il 2000, si trova oggi a scontare in carcere una pena durissima. E' stato, infatti, prima condannato a venticinque anni di reclusione per violazione dei diritti umani: cioè per le gravi responsabilità nelle stragi compiute dagli squadroni della morte. E a questa pena si sono poi aggiunti altri sette anni e mezzo di carcere per fatti di corruzione: peculato e appropriazione indebita di fondi pubblici, tra l'altro.

La debolezza di Kuczynski

Le vicende del discusso genitore di origine giapponese non sembrano però danneggiare il consenso di Fujimori, se non altro per la debolezza dell'avversario.

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Kuczynski non riesce a sfondare tra i cittadini che vivono nell'informalità, ma neppure nelle campagne, che al primo turno hanno preferito la progressista Verónika Mendoza. I suoi consensi sono limitati essenzialmente alla capitale Lima, mentre continua a esser percepito come un candidato troppo anziano e il rappresentante dei mercati e delle élite. Un'osservazione che non è del tutto campata in aria, e non solo per il discusso viaggio negli Stati uniti, nella settimana successiva al primo turno. Non solo, infatti, sua moglie è cugina della celebre attrice Jessica Lange, ma lui stesso è cugino del famoso regista francese Jean-Luc Godard. Non solo in Repubblica dominicana e Argentina, ma anche in Perù soffia il vento di destra. #Esteri #America Latina