L'adesione all'#Unione Europea non è stata indolore per il nostro Paese. Soprattutto l'ingresso nell'Eurozona ha provocato notevoli contraddizioni nel tessuto sociale interno, e inasprito alcune difficoltà in campo economico. La disoccupazione, specie al Sud, e soprattutto per le giovani generazioni, è sempre stata una spina nel fianco per i governi precedenti all'adesione alla UE. Questo triste fenomeno è esploso in tutta la sua drammaticità, a causa di una certa rigidità nella regolamentazione dei rapporti di lavoro, che gli ultimi cinque governi hanno inutilmente cercato di modificare.

Il rapporto OCSE del 2015 parla del 42% degli under 29 senza un lavoro, e di un giovane su quattro che non studia né lavora.

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Per contro, l'Italia spende solo lo 0,4 del PIL per finanziare politiche attive sul fronte dell'occupazione. Il Jobs Act del governo Renzi è andato ad incidere solo sui rapporti di lavoro già in essere, facilitandone la stabilizzazione, a fronte di una pesante perdita per l'erario: si parla, dati CGIL alla mano, di quasi 14 miliardi di euro.

La deflazione e le difficoltà del mercato interno fanno il resto. Quando i bilanci delle famiglie soffrono, è inevitabile che la popolazione più esposta ai rigori delle politiche europee (lavoratori e pensionati) possa ripensare con nostalgia all'epoca dell'incremento esponenziale del debito pubblico e alle politiche mirate a favorire lo stato sociale. La protesta popolare sta tornando a crescere nel nostro Paese. In un primo momento, la critica ai partiti tradizionali si è coagulata soprattutto nel Movimento Cinque Stelle creato da Beppe Grillo che, dopo i successi elettorali, sta vivendo una fase di "politicizzazione" di alcuni suoi membri che sta disgregando parte della vecchia base, delusa anche dalla critica ritenuta troppo tiepida verso i sacrifici imposti dalla UE

Il semplice referendum consultivo sull'Euro, vecchio cavallo di battaglia del #M5S, non basta più alla larga schiera di coloro che ricordano con nostalgia la vecchia Italia e che vorrebbero tornare all'ordinamento costituzionale datato 1948.

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Esattamente come per il M5S, la rete è stata determinante per la nascita di Fronte Sovranista Italiano Alternativa per l'Italia, due movimenti che stanno per costituirsi in partito politico, con il chiaro intento di riportare in vigore integralmente la Carta Costituzionale del 1948. Quest'operazione porterebbe fatalmente all'uscita dalla UE e la conseguente cancellazione dei trattati comunitari attualmente in vigore, Euro incluso.

Il Fronte Sovranista Italiano, nato dai lavori dell'Associazione Riconquistare la Sovranità (ARS), vedrà la sua trasformazione in partito il 5 giugno a Roma, con un'assemblea al Teatro dell'Angelo. Facebook è stato lo strumento principale per raccogliere le proteste e le richieste di decine di migliaia di persone. Il presidente è Stefano D'Andrea, perennemente presente sulla pagina Facebook del futuro partito.

Alternativa per L'Italia è l'altro movimento nato grazie al web, partendo dal sito Scenari Economici e da quello dello Studio Legale Marco Mori, senza dimenticare le relative pagine Facebook.

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Elementi di spicco, l'economista e docente Antonio Maria Rinaldi, Antonino Galloni e lo stesso avvocato Marco Mori, recentemente protagonista di un'infuocata conferenza al Parlamento Europeo di feroce critica alle dinamiche e alle imposizioni UE, definite da quest'ultimo "dittatoriali".

Sono forse loro i futuri protagonisti della politica italiana? Vedremo se riusciranno a raccogliere i voti di protesta e le esigenze deluse dei fuoriusciti del M5S. Si tratta di realtà che non puntano ad una precisa collocazione politica destra-sinistra, che si propongono di farsi portavoce delle nostalgie dei quarantenni, stimolando allo stesso tempo anche l'interesse dei giovani delusi dalla nuova politica e, soprattutto, che contano esponenti con la fedina penale immacolata. Per ulteriori aggiornamenti sul mondo della politica, potete cliccare il tasto "Segui".