Il disegno di legge Cirinnà ha finalmente ottenuto l’approvazione definitiva, introducendo per la prima volta nel nostro ordinamento delle regole familiari per le coppie gay e i conviventi. Nell'unico articolo si moltiplicano le formazioni riconosciute, prevedendo quindi una “famiglia a tutele crescenti”. Ecco dunque che dalla coppia di fatto semplice, si passa a quella con registrazione all’anagrafe dello stato civile, a quella registrata con stipula di un contratto di convivenza. Infine c’è il matrimonio o l’unione civile per i gay. Si moltiplicano anche le formalità al pari dei diritti-doveri. I conviventi avranno tra l’altro, gli stessi diritti di chi è sposato, nell’affitto e per l’inserimento nelle graduatorie per le case popolari

Nascono le unioni civili fra gay

Le “unioni civili” per i gay fanno il loro ingresso nel belpaese.

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Che quindi non sono un matrimonio, non vincolano alla fedeltà reciproca, né viene prevista la possibilità di adottare figli. L’unione civile viene riconosciuta legalmente e solo per certi versi è equiparata al matrimonio: sotto il profilo del diritto di successione (diritto alla legittima), di quello di abitazione; della reversibilità della pensione e del Tfr maturato dall’altro. Le coppie gay non hanno però l’obbligo di fedeltà  Sotto il profilo penale restano delle differenze, dato che non sono state estese le disposizioni criminali alle unioni civili. Quindi, per esempio, al partner gay non si applica l’aggravante dell’omicidio. Nelle unioni civili rientrano anche i matrimoni gay stipulati all’estero. Sarà l'ufficiale di stato civile a suggellare l’unione civile, dinnanzi a 2 testimoni e l'atto viene registrato nel relativo archivio.

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Sono escluse le unioni civili per chi si è sposato, o ha legami di parentela, o ha commesso un omicidio nei confronti dell’ex coniuge. Le parti possono concordare l'indirizzo della vita familiare, fissando una residenza comune. Entrambi i partner sono tenuti all'obbligo reciproco all'assistenza materiale e morale, in proporzione alla propria capacità di lavoro. Le parti possono derogare al regime di comunione dei beni, scegliendo la separazione dei beni. Essi possono inoltre scegliere il cognome dell’altro. Se la coppia decide di non stare più insieme possono applicarsi molte norme relative alle cause di divorzio. Inoltre a chi si trova in stato di bisogno spettano gli alimenti in base alla durata del rapporto

Cosa viene disposto sulle convivenze di fatto?

La seconda tipologia di nuova famiglia introdotta dalla legge riguarda i conviventi «di fatto», le coppie formate da 2 maggiorenni (omosessuali o eterosessuali) che presentano la dichiarazione anagrafica in Comune. Tale adempimento burocratico consente ai conviventi di avere nuovi diritti come quelli relativi alle informazioni personali in caso di malattia del partner e all’assistenza reciproca; il diritto di abitazione (fino a 5 anni) nella casa di comune residenza di caso di morte del convivente; il diritto di visita in ambito medico sanitario.

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È prevista anche la facoltà di nominare il partner come rappresentante, la possibilità di ricevere gli alimenti. Previsto anche il risarcimento del danno derivante da fatto illecito.

La convivenza di fatto, a differenza delle unioni civili, non dà diritto però all’eredità né alla reversibilità. Fanno infine il loro ingresso in Italia anche i contratti di convivenza che servono a disciplinare i rapporti patrimoniali. Il contratto, potrà essere sottoscritto da un avvocato o notaio, sotto forma di atto pubblico o scrittura privata. Gli avvocati dunque insieme ai notai, sono chiamati ad autenticare la sottoscrizione dell'atto, nonché le sue modifiche e la sua risoluzione. Entrambi i professionisti dovranno inoltre non solo certificare l'autografia delle firme, ma anche attestare la liceità dell’accordo. Questi avranno cura di trasmettere una copia (entro 10 giorni) al comune di residenza dei conviventi per l'iscrizione all’anagrafe, ai fini dell'opponibilità ai terzi. #Governo #magistratura