Si saprà questo pomeriggio il risultato del ricorso al TAR, dopo la clamorosa esclusione delle due liste di sinistra «Sinistra per Roma» e «Lista civica per Fassina sindaco», avvenuta all'indomani della presentazione. Nei giorni scorsi l'ex viceministro dell'economia del governo Letta aveva presentato un'istanza di riammissione in autotutela, che la stessa commissione, naturalmente ha rigettato e prontamente sono partiti i ricorsi al Tribunale Amministrativo Regionale mercoledì mattina, da parte dello staff di avvocati delle liste.

Fassina fiducioso

Fassina e i suoi sono fiduciosi, perché c'è sempre la possibilità di ricorrere al Consiglio di Stato, ma già il ricorso al TAR ha buone possibilità di riuscita poiché le irregolarità riscontrate sulle liste principali sarebbero solo formali e, come dice l'avvocato Adami, vi è stata negli ultimi tempi un'evoluzione meno formalistica della giurisdizione elettorale che punta più alla sostanza.

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L'esclusione dell'unico candidato di sinistra a Roma lederebbe gravemente il diritto dei cittadini di esprimere dei propri rappresentanti.

Nella sostanza le due liste di sinistra al comune, a cui poi di riflesso quelle dei municipi fanno riferimento, hanno raccolto le firme su moduli alcuni dei quali non presenterebbero la data. Ma la fiducia dei presentatori del ricorso sta nel fatto che il soggetto autenticatore, la vice presidente del IV municipio, risultante sui moduli con questo suo titolo, aveva ricevuto l'incarico solo il 29 dicembre 2015 e questo, insieme alla presenza della data fissata delle elezioni, dimostra sostanzialmente che le firme sono state raccolte entro i 180 giorni dall'elezione, come prescrive la legge.

Problemi sulla data delle elezioni

Il ricorso stigmatizza anche che il decreto di indizione delle elezioni è stato molto ritardato, all'8 aprile, lasciando molto poco tempo alle liste di raccogliere le firme.

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Inoltre la data delle elezioni, che dovevano essere a novembre dell'anno scorso, è stata posticipata al 5 giugno, complicando ancora di più le incombenze burocratiche delle liste.

Vi sarebbe stata quindi, ritiene l'avvocato Adami, una gestione non proprio corretta della proroga del commissariamento del comune di Roma che doveva essere di soli 90 giorni, per far coincidere le elezioni comunali con un altro turno elettorale e così non è stato. Vi è poi un'altra tegola che incombe su queste elezioni comunali: il ricorso al TAR del Codacons per un'Election day che accomunasse la data del referendum sulle trivelle con le amministrative fu a suo tempo respinto, resta però la contestazione della data del 5 giugno per le elezioni comunali, che l'associazione dei consumatori chiede che siano spostate al 12 o estese alla giornata del 6. #Politica Roma #Elezioni Amministrative