Il 24 maggio sono giunti i risultati definitivi: Danilo Medina del Partido de la liberación dominicana (Pld), presidente uscente della Repubblica dominicana, ascrivibile al fronte del centrodestra, ha ottenuto la riconferma al primo turno delle Presidenziali, col 61,8% dei voti. Il leader, considerato dai vari centri di ricerca come il più popolare tra i capi di stato dell'intera #America Latina, resterà in carica sino al 2020: l'economista 64enne il cui indice di popolarità ha sfiorato quota 80%, non ha dato scampo al riformista Luis Abinader del Partido revolucionario moderno (Prm). Che indebolito dalle divisioni del fronte progressista, si è dovuto accontentare del 35 per cento.

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I successi economici

Per gli analisti, sono stati soprattutto i successi in campo macroeconomico a decretare il trionfo di Medina: secondo la Banca mondiale, nel 2014 e 2015 la Repubblica dominicana è stata la Nazione della Regione a crescere in modo più deciso, con percentuali che hanno sfiorato il sette per cento. Insomma un'impennata del prodotto interno lordo (PIL), che secondo l'istituzione finanziaria è stata trascinata dagli ottimi risultati nei settori dell'edilizia, dell'industria manifatturiera e del turismo. Si vede bene che ci troviamo distanti anni luce da una realtà come quella venezuelana, travolta da una crisi politica e soprattutto economica.

Le critiche delle sinistre

E sono soprattutto lontane le atmosfere di golpe, che offuscano il panorama politico brasiliano.

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Beninteso, Medina - che può vantare anche studi d'ingegneria chimica - non è stato risparmiato dalle critiche dell'opposizione progressista, che l'ha accusato di attentare al bilancio nazionale. In ogni caso, le sue promesse (continuare con le politiche per creare posti di lavoro, e migliorare la scuola pubblica) sono riuscire a far breccia nell'elettorato. Secondo quanto dichiarato alla Bbc (British broadcasting corporation) da Rosario Espinal, sociologa presso la Temple University di Filadelfia in Pennsylvania, "Danilo Medina ha dato l'immagine di un leader più vicino alla gente, che si rimbocca le maniche, e nel frattempo ha ampliato le misure assistenzialiste". 

Appena giunto al potere, Medina ha deliberato di destinare il 4% del PIL all'Istruzione: una prescrizione che già era prevista dalla riforma della scuola del 1998, ma che sinora non era stata applicata. "Il popolo dominicano è tanto abituato alle promesse non mantenute", ha proseguito la professoressa Espinal, "che effettivamente questa decisione l'ha sorpreso".

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Questo fiume di denaro è stato indirizzato sia alla costruzione di nuovi edifici scolastici, sia all'implementazione del tempo pieno, che rappresenta un enorme aiuto per le famiglie più povere, e i genitori impegnati nel lavoro.

Medina, il più popolare in America latina

Come anticipato, il presidente è considerato il leader dell'area col miglior indice di gradimento, riuscendo a sopravanzare sia l'uruguayano Tabaré Vázquez, sia il boliviano Evo Morales. Secondo alcuni osservatori, Medina ha posto molta attenzione nel gestire la propria immagine, ha svolto un vero e proprio lavoro strategico. Lo dimostrano le visite a sorpresa nelle comunità rurali: cerca di risolvere i problemi concreti della gente, facendo inevitabilmente impennare la sua popolarità. E se si pensa al basso tasso d'inflazione - non ha superato il punto percentuale nel 2015 - e alla salomonica gestione della crisi migratoria haitiana, si comprende bene il successo del presidente. #Esteri