La Costituzione della Repubblica Italiana venne approvata dall’Assemblea Costituente il 22 dicembre del 1947 ed entrò in vigore il primo gennaio dell’anno successivo. La Costituzione è composta da 139 articoli con relativi comma ed suddivisa in quattro sezioni, che sono: Pricipi fondamentali, Diritti e Doveri dei cittadini, Ordinamento della Repubblica e Disposizioni finali. Importante per la tenuta della Democrazia, è l’attività parlamentare che si svolge attraverso Camera e Senato. Inoltre viene specificato che, tenendo conto dell’art. 138 che prevede la revisione o la riforma della Costituzione, non si deve alterare lo spirito repubblicano e gli ideali su cui essa si fonda.

Pubblicità
Pubblicità

Succede che, dopo settant’anni dalla sua nascita, ci sia una riforma della Costituzione portata avanti da questo #Governo e che ad ottobre sarà sottoposta al giudizio dei cittadini tramite referendum per approvare o respingere la revisione della stessa. La campagna elettorale per il referendum è già iniziata ed a scendere in campo è lo stesso Renzi, che porta avanti le ragioni del “Sì’” ed ha annunciato diecimila comitati in tutto il Paese. Il referendum, dicono i sostenitori del “No”,  non si possono giocare su un conflitto ed essere trasformati in una personalizzazione del voto sulla figura di Renzi, anche perché ci sono in ballo la tenuta del Parlamento e della stessa Democrazia.

Votare Sì o votare No

Va ricordato che i comitati per il “No” sono formati da illustri ed attenti giuristi come Rodotà, Lorenza Carlassare, Gustavo Zagrebelsky, i quali pongono l’accento su una riforma che, attraverso l’Italicum (nuova legge elettorale), consegnerebbe il potere nelle mani di una sola persona che così avrebbe il diritto di nominare tutta la sua maggioranza lasciando ai cittadini solo il 20% dei suoi rappresentanti, per cui anche le associazioni conteranno sempre meno.

Pubblicità

Per Zagrebelsky c’è il rischio che, in caso di vittoria del “Sì”,  si passi dalla Democrazia all’Oligarchia. Secondo i sostenitori del “NO” il Senato diventerà la camera di consiglieri regionali nominati che potranno godere dell’immunità parlamentare, poiché da più parti è stato fatto notare che a questo punto sarebbe stato meglio abolirlo invece di lasciarlo in piedi con la scusa di aver ridotto il numero dei senatori. Per Stefano Rodotà il Referendum nulla ha a che vedere con l’indirizzo della maggioranza poiché la riscrittura delle regole dovrebbe prevedere la risoluzione dei conflitti politici senza essere di parte. Andando avanti su questa strada, sempre secondo Rodotà, a causa di una legge elettorale viziata, come è l’Italicum  si rischierebbe di passare da una Democrazia rappresentativa ad una d’investitura.

Per i Costituzionalisti l’esito referendario dipenderà dai mezzi di comunicazione che dovrebbero cercare di informare il più possibile i cittadini perché possano decidere equamente su riforme che li interessano da vicino.

Pubblicità

Dice Renzi: “Se non riesco a far approvare la riforma lascio” ed afferma anche che sarà attuata una campagna casa per casa, porta a porta per parlare con la gente, sottolineando che, con la Riforma, il Presidente della Regione non guadagnerà più del presidente del Consiglio. Accenti di natura populista che non si addicono ad un leader che vuole trasformare il Paese. Per il momento le opposizioni, sostenitrici del  “No”, per arginare l’effetto plebiscito, che Renzi avrebbe innescato collegando la vittoria del “Sì” alla sua persona, stanno pensando di dividere il quesito referendario in sei quesiti sulla riforma della Costituzione per avere una visione chiara su ciò che si vuole.