La terra continua a tremare in Brasile. Non è quella su cui camminano gli oltre 200 milioni di abitanti del più grande paese del Sudamerica; si tratta, invece, del terremoto che sta rovesciando il governo del paese, che non accenna a placarsi. Sì, perché dopo la sospensione della presidenza Rousseff, giunge la notizia che anche il presidente ad interim Michel Temer è a rischio impeachment. Mentre si susseguono le manifestazioni di protesta, l’ex-Capo di gabinetto di Dilma Rousseff, Jaques Wagner chiede all’Europa di non riconoscere la legittimità del nuovo potere, in carica dal 12 maggio, stesso giorno in cui è stata sospesa la Rousseff.

È chiaro come il Partito dei Lavoratori, al governo da 13 anni, conduca la sua battaglia sia contro quello che chiama “golpe”, sia contro l’attuale capo di stato Temer, già vice presidente e nemico giurato di Dilma Rousseff, il cui nuovo governo, però, non è stato riconosciuto legittimo già da otto paesi tra Centro e Sud America, ovvero: Venezuela (che vive anch'esso una situazione difficile), El Salvador, Ecuador, Bolivia, Cuba, Nicaragua, Cile e Uruguay.

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E l’Europa che farà?

Intanto, il giudice supremo della Corte brasiliana Marco Antonio Mello ha accolto la richiesta di impeachment per Temer, presentata dall’avvocato Mariel Marrey Marra, che viene dallo stato del Minas Gerais e si dice non legato a nessuna formazione politica. La sua richiesta era stata precedentemente respinta dal presidente della Camera Eduardo Cunha (compagno di partito di Temer, ossia il Partito del Movimento Democratico del Brasile, e a sua volta sospeso dalle proprie funzioni). Un passo avanti, ora, è stato fatto, quindi il nuovo presidente ad interim va incontro allo stesso percorso a cui è stata sottoposta Dilma Roussef, adesso sospesa per 180 giorni e sottoposta a indagine in commissione e poi a processo all’interno del Senato. Il presidente della Corte suprema brasiliana Ricardo Lewandowsky dovrà stabilire una data per la discussione della posizione di Temer, dove si valuterà se avviare o meno la messa in stato di accusa a suo carico.

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L’azione di Marra deriva dalla sua convinzione che Temer e Rousseff debbano essere processati assieme, in quanto firmatari degli stessi decreti contratti alla legge di bilancio federale. Temer, inoltre, è stato condannato a pagare una multa per aver violato i limiti di finanziamento della campagna elettorale, è accusato di corruzione legata al traffico di etanolo e la sentenza potrebbe prevedere anche la sua esclusione dagli incarichi pubblici. Insomma, anche la sua posizione è tutt’altro che stabile, nonostante le nomine del nuovo governo vadano avanti, ultima delle quali è stata quella dell’economista Ilan Goldfain alla presidenza della Banca centrale.

E se dovesse essere approvato l’impeachment anche per Temer cosa accadrebbe? È molto difficile dirlo, poiché anche i potenziali successori sono sotto inchiesta o a rischio sospensione, come il presidente del Senato Renan Calheiros e il nuovo presidente della Camera Maranhão. In ultima analisi toccherebbe proprio a Ricardo Lewandowsky, che non è sotto inchiesta ma ha il mandato in scadenza a settembre.

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In tutto ciò, chi ci rimette è il Brasile e il suo popolo, a livello di credibilità, ma anche di condizione economica e sociale di un paese già indebolito dalla peggiore recessione della sua storia dal 1901 e a rischio di una pericolosa svolta neo-liberista. #Esteri #America Latina