Oggi, alle 15.46, ha avuto luogo la votazione alla fiducia posta dal #Governo sul decreto relativo alle Unioni Civili e che ha visto vincere le votazioni a favore. I sì sono stati infatti 369 contro i 193 contrari e i 2 astenuti. 

Risultato, quest'ultimo, che ha preannunciato un esito positivo alla votazione finale tenutasi qualche ora più tardi dove i favorevoli sono saliti a 372 e gli astenuti a 99.

"Una legge storica", definita più volte così da Monica Cirinnà e dal Premier Matteo Renzi, consapevole dell'importanza di un passo del genere in una nazione come la nostra, dove le tutele che d'ora in poi andrà a garantire il d.d.l Cirinnà erano state obliate per più di 30 anni.

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"Un giorno di festa" dunque, così lo aveva preannunciato Renzi sul suo profilo Facebook, aggiungendo "Per chi vede dopo anni che gli vengono restituiti diritti talmente civili da non aver bisogno di altri aggettivi. Per chi stanotte ha fatto fatica a prendere sonno, per chi da giorni ci scrive chiedendo dove festeggiare, per chi semplicemente non sta più nella pelle. È un giorno di festa per tanti, oggi."

Prima di oggi, l'Italia era l'unica delle 6 Nazioni Fondatrici a non aver riconosciuto diritto alcuno alle coppie gay

L'Italia, prima di questo 11 Maggio 2016, era, insieme ad altri 8 paesi europei (Grecia, Cipro, Lituania, Lettonia, Polonia, Slovacchia, Bulgaria e Romania) una delle nazioni in cui non erano previste leggi alcune per tutelare le coppie omosessuali. Siamo dunque il 16esimo paese europeo a fare un passo tanto importante non solo in termini di diritti civili, ma anche e forse soprattutto in materia di diritti umani.

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Tagliate fuori dal D.D.L la Step-child adoption e l'Obbligo di fedeltà

Le Unioni Civili, ora ufficialmente regolamentate dalla legge, mostrano comunque delle lacune importanti, conseguenza diretta di un pregiudizio duro a morire e complesso da combattere.

Quello che ne rimane del d.d.l. Cirinnà infatti, inizialmente comprendente delle step-child adoption - ossia l'adozione, da parte del partner, del figlio che il/la compagno/a aveva avuto da una precedente relazione eterosessuale - è ora privo di questo riconoscimento, come pure dell' obbligo di fedeltà. Una scelta, quest'ultima, che "tradisce un giudizio culturale grave", così lo ha definito il deputato Alfonso Bonafede. Rimangono invece intatti l'obbligo reciproco all'assistenza morale e materiale e alla coabitazione, ma appare evidente che il razionale alla base del decreto - cioè quello di garantire uguaglianza - sia stato in gran parte alterato. 

Ne consegue che il tragitto da percorrere è ancora lungo, ma nonostante i dibattiti accesi che hanno preceduto e che probabilmente seguiranno questo importante giorno - nel centrodestra già serpeggia la volontà di indire un referendum abrogativo - oggi abbiamo tutti un motivo per festeggiare.

Perché un diritto umano è un diritto di tutti e tanto vale non darlo mai per scontato. #Matteo Renzi