È un'Unione Europea monca del Regno Unito quella che riparte da oggi dopo l'esito del referendum inglese. A sorpresa, anche se era nota la sfiducia britannica nei confronti del governo di Bruxelles, ha vinto il fronte del “Sì”: quasi il 52% degli elettori ha scelto di staccarsi dall'Ue e di muoversi autonomamente all'interno del panorama politico ed economico mondiale. Una decisione che per il partito degli oppositori al sistema comunitario rappresenta un successo, un momento da celebrare come l'indipendenza da una macchina governativa che non riesce a fare fronte a problemi di carattere internazionale: per sancire il distacco definitivo da una politica di stampo europeista al momento della pubblicazione dei risultati definitivi sono state chieste le dimissioni del Primo ministro Cameron.

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I Tories favorevoli alla #Brexit si sono però opposti a tale decisione, ritenendo che la cosa migliore per il paese sia che Cameron resti al suo posto.

L'affluenza alle urne è stata alta – hanno votato 46,5 milioni di persone –, a testimonianza che questo referendum è stato indetto per soddisfare una reale esigenza della popolazione britannica: a dichiararsi favorevoli all'Unione europea Scozia, Irlanda del Nord e Londra, mentre la restante parte del Regno Unito ha votato, con percentuali importanti, per l'uscita dall'Ue: tra le aree in cui il “Leave” ha ottenuto il maggior numero di preferenze, il Sunderland con oltre il 61%; nel Newcastle poco più della metà degli elettori ha espresso parere favorevole nei confronti della politica comunitaria. Dopo l'esito referendario si preannunciano tempi difficili per le borse e i governi europei: la sterlina ha subito perso terreno nei confronti del dollaro e i principali mercati del Vecchio continente fanno segnare un andamento negativo tra l'8 e l'11% (Piazza Affari è quella che a poche ore dall'apertura registra il risultato peggiore).

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Brexit è uno scossone anche per l'unità del Regno unito: dalla Scozia e dall'Irlanda del Nord la richiesta di staccarsi da Londra. Anche in Italia e nel resto del Vecchio continente si rafforza il fronte degli euroscettici.