Sarà Hillary Clinton vs. Donald Trump per la presidenza degli Stati Uniti. Ora è ufficiale, mentre in sei Stati (California, New Jersey, New Mexico, Montana, South e North Dakota) si sta svolgendo il penultimo turno di primarie il cui risultato è del tutto ininfluente. Non che ci fossero troppi dubbi su quello che sarebbe stato il duello per la Casa Bianca perché sul fronte repubblicano Donald Trump corre da solo ormai da tempo e, tra i Democratici, il margine della Clinton su Bernie Sanders era già piuttosto netto. Ma i recenti sondaggi che la davano in svantaggio nei confronti del compagno di partito in California avevano innervosito non poco l'ex first lady che ora può finalmente concentrarsi sul suo obiettivo storico: quello di diventare la prima donna presidente degli Stati Uniti d'America.

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Decisivi i voti di Portorico ed Isole Vergini

Non è stata dunque la California, Stato molto ambito perché mette in palio il maggior numero di delegati in assoluto, a dare la certezza della nomination ad Hillary Clinton ma sono stati i voti di due realtà indipendenti e soltanto libertamente associate agli Stati Uniti, dove tra l'altro i cittadini possono esprimere la loro preferenza per le primarie ma non hanno diritto di voto per le presidenziali: Portorico ed Isole Vergini. L'ultimo conteggio dei delegati raggiunti e dei cosiddetto "superdelegati" fa raggiungere alla Clinton quota 2.383, pari alla maggioranza assoluta che le serve per ottenere la nomination al primo turno della convention democratica che si terrà il mese prossimo a Philadelphia.

Perché Bernie Sanders non fa un passo indietro

Eppure Bernie Sanders, nonostante il suo ultimo filo di speranza sia stato spezzato, non intende ritirarsi dalla corsa elettorale e rimane in pista per l'ultimo "Super Tuesday".

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Tutto questo, nonostante sia sceso in campo addirittura il presidente uscente, Barack Obama, che ha chiesto al senatore del Vermont di ritirarsi nell'interesse del partito. La motivazione per cui Sanders vuole correre stanotte (sarà notte inoltrata negli States, ndr), è legata proprio al peso che hanno avuto i superdelegati nel raggiugimento della nomination di Hillary Clinton.

I superdelegati non hanno obblighi di voto

C'è una sostanziale differenza tra i delegati espressi dalla base delle primarie ed i superdelegati. Questi ultimi, infatti, sono espressione della dirigenza del partito, generalmente deputati, senatori o governatori. Sebbene esprimano l'intenzione di votare un candidato alla convention, non sono legati da obblighi di voto contrariamente ai normali delegati che, almeno al primo turno, devono necessariamente esprimere la loro preferenza nei confronti del candidato a cui sono stati associati. Forte di quest'ultima, tenue possibilità, Sanders prosegue la sua corsa ma è probabile che sia di brevissima durata.

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La sua è stata una magnifica prestazione politica ed Hillary Clinton non potrà far altro che tenere conto del suo tesoretto di voti ma la maggioranza degli elettori sta con l'ex segretario di Stato. Per quanto riguarda la storia dei superdelegati, in linea teorica Bernie Sanders ha le sue ragioni ma la dirigenza democratica, di cui essi sono espressione, sta apertamente con la Clinton. #Esteri