Stamani scrivevamo della scissione maturata all'interno di “Buongiorno #Livorno”, lista di opposizione di sinistra nel comune livornese, con due consiglieri comunali che hanno abbandonato il gruppo: decisione legata al rapporto con la maggioranza a 5 Stelle del Sindaco Filippo Nogarin e sull'opportunità di sfiduciarlo o meno.

Blasting News ha intervistato in esclusiva Andrea Raspanti, già candidato a Sindaco per la coalizione “Buongiorno Livorno” nel 2014 ottenendo quasi il 17% dei consensi e oggi fuoriuscito per confluire, con la collega Cepparello, nel gruppo misto. Ecco cosa ci ha detto.

Quanto sono concrete le possibilità di una sfiducia di Nogarin, quali tempistiche vede in tal senso?

“È difficile dirlo.

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Dipende tutto dagli interessi del #M5S nazionale. Livorno da mesi è una leva nelle mani di Grillo. Forse a ballottaggi effettuati e urne chiuse sarà più facile capire che aria tira davvero nel M5S livornese”.

Non crede però che un commissariamento del comune, il quale durerebbe almeno un anno, sia peggiore rispetto a un'amministrazione comunque democraticamente eletta dai cittadini? 

“Beh, a Sesto Fiorentino questa logica avrebbe portato a tenere la Sindaca Biagiotti in carica per altri 4 anni. La scelta di Sesto Bene Comune e di parte del Pd di sfiduciarla ha aperto a uno scenario che potrebbe tradursi in un governo di sinistra. Da dicembre la politica livornese è impantanata, da quando è iniziata la campagna elettorale di Roma. Non credo che sia tanto diverso da essere commissariati. Il Consiglio Comunale si riunisce poco, le sedute delle commissioni sono rare e frutto dell'impegno dei presidenti di opposizione.

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La questione AAmPs è stata gestita alla faccia di ogni rispetto istituzionale e scavalcando tutte le funzioni di controllo. Siamo sicuri di non essere già commissariati, in fondo?”

Non c'erano alternative rispetto all'uscita da BL, gruppo che aveva dato speranze a migliaia di livornesi? 

La decisione è frutto di un confronto franco e serrato durato almeno 6 mesi. Se ci fossero state alternative avrei preso una decisione diversa. È stata una scelta molto sofferta e meditata. Credo ci sia un limite alla diversità interna che un corpo politico può tollerare prima di perdere coesione e riconoscibilità. Io mi sono a un certo punto trovato oltre quel limite. Non da solo, a dire la verità.”

Quale rapporto avrete col Partito Democratico in questa prossima fase? 

“L'Italia e Livorno stanno vivendo una fase politica molto precaria: il voto del 5 giugno dice che molte cose cambieranno. Prendere troppo sul serio l'attuale configurazione dello scenario partitico sarebbe un errore, perché quella che abbiamo davanti è solo una cristallizzazione temporanea.

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Non credo che si debba dare troppa importanza ai confini che le tessere disegnano intorno alle persone, servono "costruttori di ponti e saltatori di muri" per andare verso qualcosa di nuovo. Il Pd nazionale non mi piace. Quello locale è rimasto al maggio 2014, anche se pretende di essere un partito nuovo. Non ha voluto fare i conti con la sconfitta e la storia che la prelude, preferendo addossare colpe individuali a Ruggeri o a Cosimi. Per questo conserva tutti i limiti che aveva anche allora. Tuttavia il Pd non è blocco monolitico, ma è attraversato da tensioni, contraddizioni, diversità. Renzi ha operato una semplificazione che ha messo molto in difficoltà la sinistra del partito (che c'è) e anche dell'elettorato. Secondo me rifiutare ogni interlocuzione, come qualcuno vorrebbe, può solo portare il Pd a compattarsi sulle posizioni più conservatrici. Il mio riferimento a centrosinistra è stato comunque frainteso. Io non parlavo di partiti, ma di un'area di valori e di un bacino di risorse sociali. Un centrosinistra ideale, non una coalizione. Per esempio penso al coinvolgimento dei cattolici, che la politica tradizionale di sinistra non riesce a intercettare e che oggi, specie dopo l'accesso al soglio di Papa Francesco, sono invece tra i pochi portato autentici di valori solidali.” #Elezioni Amministrative