Domenica prossima sarà giorno di ballottaggi in tante città italiane. A Roma lo scontro è fra Virginia Raggi e Giachetti, a Milano Parisi contro Sala, a Torino il sindaco uscente Fassino si scontrerà contro la grillina Appendino mentre a Napoli Lettieri tenta l'impresa contro De Magistris. Ma questo giugno vede un altro decisivo appuntamento per il futuro dell'Europa, e stavolta la partita non si gioca in casa nostra, ma nella Gran Bretagna, infatti agli inglesi è dato scegliere se restare o meno nell'#Unione Europea. La democrazia inglese si sa, è due spanne sopra gli altri, già in passato il Regno Unito ha concesso la possibilità alla Scozia di scegliere per l'indipendenza, e il 23 giugno sarà concesso ai cittadini inglesi di scegliere il proprio futuro dentro o fuori l'Europa.

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Poi ad ottobre toccherà a noi se confermare o rispedire al mittente la riforma costituzionale.

La “minaccia” è il denominatore comune

Quello a cui assistiamo in questi giorni è l'uso comune della minaccia. Naturalmente quando si parla di minaccia non nel senso stretto del termine, ma come derivazione di questa o quella scelta, strumento che dovrebbe comunque incutere nel cittadino chiamato alle urne a preferire questo o quel candidato, Si o No, dentro o fuori. Questo stile di arrembaggio mediatico sta veramente dimostrando che tutto il mondo è paese, dall'Italia fino all'Europa sono in tanti che si affrettano a dichiarar i più disparati pericoli dipendenti dalle scelte del cittadino, quasi una pistola puntata in un momento in cui la politica vive una disaffezione storica rilevata proprio all'ultima tornata elettorale.

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Ecco le “minacce” in Italia ed in Europa fra Olimpiadi e Brexit

In Italia è stata singolare l'iniziativa dell'ex presidente della Ferrari, Luca Cordero di Montezemolo che pochi giorni fa ha “minacciato” il ritiro della candidatura di Roma dai giochi olimpici del 2024, con le ripercussioni a livello economico e i mancati posti di lavoro, un chiaro invito ai romani a scegliere un candidato rispetto ad un altro. Tralasciando i quotidiani bombardamento del Presidente del Consiglio Renzi sul Referendum di ottobre è interessante vedere ciò che succede in Europa sul prossimo referendum della Brexit. Gli inglesi, lo dice la storia, difficilmente si fanno intimorire, sopratutto quando le “minacce” arrivano dalla Germania, in particolare ha preso la parola nei giorni passati il ministro delle Finanze Wolfgang Schaeuble, ribadendo che Londra, a differenza di Norvegia, Islanda e Svizzera, non avrà più accesso al mercato unico europeo. Una posizione che di certo non fa tremare euroscettici come Boris Johnson, convinto che l'Inghilterra rinegozierà i trattati a suo favore senza quei lacci e laccioli imposti da Bruxelles.

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Ma come non citare il capo del Governo inglese Cameron, che dopo l'uscita del sondaggio commissionato dall'istituto ORB per l'Independent, che vede il 55% dei votanti favorevoli alla Brexit, si sta affrettando ad “occupare” Tv e giornali con “minacce” di vario tipo, dal buco nella finanza fra i 20 e 40 miliardi di sterline che inciderà sulle pensioni, mentre in caso di permanenza la promessa è “un paese stabile e certezza per la vostra via". Naturalmente gli inglesi sono un popolo capace di soppesare l'importanza di un referendum come questo, ma il metodo dell'istigazione alla paura è un sistema che in Europa si è ormai diffuso in maniera preoccupante a macchia d'olio. #Matteo Renzi #Esteri