Il ddl Boschi, sui cui presto saremo chiamati ad esprimerci tramite referendum, elimina i senatori a vita nominati dal Capo dello Stato. O meglio, non sono più a vita ma il Presidente della Repubblica ne può ancora nominare cinque. Quanto può essere considerata corretta questa modifica costituzionale? Come hanno influito gli attuali senatori a vita nelle votazioni in Parlamento?

Il nuovo art. 59

L'articolo 59 della Costituzione è composto da due commi. Il primo di questi rimane invariato: "E` senatore di diritto e a vita, salvo rinunzia, chi è stato Presidente della Repubblica". Il secondo, invece, subisce delle modifiche.

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Attualmente esso recita che "Il Presidente della Repubblica può nominare senatori a vita cinque cittadini che hanno illustrato la Patria per altissimi meriti nel campo sociale, scientifico, artistico e letterario"; come variato dalla riforma costituzionale, invece, vede la scomparsa dell'espressione "a vita" e l'aggiunta del periodo "Tali senatori durano in carica sette anni e non possono essere nuovamente nominati". 

L'influenza in Parlamento

Attualmente i senatori a vita nominati dal PdR presenti in #Senato sono quattro: Mario Monti, Elena Cattaneo, Renzo Piano e Carlo Rubbia. Che influenza hanno avuto durante le votazioni in questa legislatura? Ovvero, quante volte sono stati presenti e come hanno votato nelle votazioni più importanti?

Utilizzando i dati del noto portale OpenPolis, iniziamo dall'ex presidente del consiglio Mario Monti.

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Al di là di una partecipazione molto esigua, solo dell'8.60%, la sua è una presenza di mero sostegno all'esecutivo di turno: i (pochi) voti chiave vedono sempre la scritta "favorevole" nel caso principalmente di leggi su cui è stata posta la fiducia e su quelle di approvazione del bilancio, il voto contrario è stato espresso solo nel caso di mozioni di sfiducia o per evitare la decadenza di Silvio Berlusconi e la sospensione del programma F35.

Molto più interessante invece è stata la nomina di Renzo Piano, presente solo in 8 votazioni in cui ha votato "contrario" alla decadenza dell'ex cavaliere. In pratica, in Senato è venuto soltanto per evitare che Silvio Berlusconi decadesse da senatore. Ovviamente però, come Mario Monti, lo stipendio da senatore lo riceve in ogni caso, essendo le assenze in numero molto ridotto risultando egli sempre "in missione" (anche se ha deciso di devolvere il suo stipendio - tra elogi e critiche - a sei giovani architetti).

Tendenzialmente filogovernativi anche i voti di Elena Cattaneo e Carlo Rubbia, che presentano un tasso di presenza poco più elevato dei due precedenti e con qualche eccezione nel caso di Rubbia, che dai voti chiave risulta aver votato contro all'Italicum ed alla fiducia sul decreto di riforma della PA.

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La loro utilità costituzionale

A voler pensar male sembrerebbe, quindi, che i senatori a vita vengono nominati essenzialmente per sostenere il governo in carica. Ma questa, fino a prova contraria, rimane soltanto una congettura. Ciò su cui si può riflettere è invece la modifica apportata dal ddl Boschi. Sembra sostanzialmente inutile l'aver portato a soli sette anni la loro carica, facendo così che, nel caso in cui il Presidente della Repubblica li nomini ad inizio del suo mandato, essi siano strettamente collegati a colui che li ha nominati con una conseguente attenuazione della loro autonomia istituzionale. Fermo restando che non è ben chiaro cosa c'entrino con un Senato teoricamente rappresentativo delle autonomie cinque persone con "altissimi meriti nel campo sociale, scientifico, artistico e letterario". Sarebbe stato più logico che fossero presenti all'interno della Camera dei Deputati, scomparendo con la riforma la funzione del Senato come "camera saggia" essendo anche stati eliminati i vincoli di età più elevati per l'elettorato attivo e passivo.

Nel quadro complessivo della riforma, non sarebbe forse stato meglio eliminare completamente la figura di senatore per nomina presidenziale invece di effettuare una tale forzatura?  #Presidenza della Repubblica #Costituzione italiana