I nuovi #Sondaggi politici aggiornati ad oggi 4 luglio ci riportano dati non esaltanti per la coalizione di Centrodestra composta da Lega Nord, Forza Italia e Fratelli d'Italia. Stando all'istituto Ixè, i liberali sono dietro sia al Partito democratico sia al Movimento 5 Stelle. La distanza non è profonda ma il trend delle ultime settimane è negativo. Di recente vi avevamo parlato del primo posto del Movimento 5 Stelle, non confermato però da Ixè, che pone i grillini in seconda posizione alle spalle del partito di governo.  

Centrodestra in difficoltà

Le elezioni amministrative di giugno hanno salutato un Centrodestra in difficoltà su più fronti.

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Milano una delle poche note liete per i liberali. Il dato oggettivo tramesso da Ixè è 27,8 per cento. Vale a dire terza posizione. Questa settimana la migliore è stata la Lega Nord, in rialzo di quasi un punto percentuale. Il Carroccio ha infatti fatto segnare un confortante più 0,9 per cento, riportandosi vicino a quota 14 (13,9%). Meno bene Forza Italia e Fratelli d'Italia. 

Il partito di Silvio Berlusconi, dopo aver toccato quota 12,3 a maggio, è tornato sotto l'11 per cento, scivolando fino al 10,7. Potrebbe pesare, in questo senso, l'incertezza sul futuro del leader carismatico del partito, che verrà dimesso probabilmente in settimana dal San Raffaele dopo l'intervento al cuore. Continua a scendere anche Fdl di Giorgia Meloni. Dopo la sconfitta "personale" a Roma, la Meloni vede il suo partito al 2,7 per cento, sotto la soglia psicologica del 3 per cento dunque. 

M5S continua la rincorsa al Pd

Secondo Ixè, come detto, il M5S sarebbe ancora alle spalle del Partito democratico.

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Di contro, altri istituti vedono i grillini già al comando. La distanza tra Movimento 5 Stelle e democratici è nell'ordine del 2 per cento. I pentastellati sono dati al 29,0 per cento, il Pd al 31,2. I democratici vengono dati in ripresa da inizio maggio, quando navigavano intorno al 30,4 per cento. 

Volendo concludere con il governo, si segnala una fiducia stabile sull'esecutivo, pari al 26 per cento. Crolla invece quella nei confronti del premier Renzi, scivolato al 28 per cento, dopo che a fine anno era dato addirittura al 34 per cento. Negli ultimi giorni, in riferimento al voto di ottobre sul referendum, il presidente del Consiglio ha ribadito che in caso di sconfitta farà le sue considerazioni, così come avviene in tutto il resto d'Europa. Chiara l'allusione alle dimissioni di Cameron dopo il disastro Brexit