Tentativo di golpe in Turchia: un'astuta mossa di Erdogan? Quando le televisioni di tutto il mondo, nella notte tra il 15 e il 16 luglio, mandano in onda le scene allarmanti del tentativo di golpe in Turchia, al compianto per la strage di Nizza si sostituisce un moto inquietante di paura.

Le notizie giungono frammentarie e spesso discordanti, mentre scorrono le immagini di sparatorie e di carri armati che avanzano tra la gente. Ma il tentativo dei militari appare subito (conoscendo anche la spietata efficienza dei servizi segreti turchi) singolare, diverso, nelle sue modalità, dai precedenti e intanto cresce l'ansia. La Turchia è nuovamente alla ribalta delle cronache mondiali e prontamente i Leaders di ogni stato si schierano contro coloro i quali cercano di abbattere un governo scelto dal popolo con il voto.

Pubblicità
Pubblicità

Ci si interroga sulla sorte di Recep Tayyp Erdogan. Molti dicono che sia in volo, alla volta di Berlino, ma arriva la smentita dalla Germania. Altri temono per la sua incolumità. Nel clima generale di confusione e di interrogativi, che non trovano una risposta, molto teatralmente, attraverso i canali di un'emittente televisiva non oscurata, una trepidante e partecipe giornalista mostra ai telespettatori uno smartphone da cui Erdogan parla alla Nazione.

Il Sultano lancia un appello concitato e coinvolgente. Bisogna scendere in strada, nelle piazze  e lottare, anche a costo della propria vita, per la salvaguardia della Democrazia.

E il popolo, affiancato dalla polizia, insorge, infiammato dalle parole di colui che appare ora come il custode della libertà e dei valori democratici. Ai militari (cosa davvero unica) non resta che arrendersi.

Pubblicità

Così, dopo quattro ore, ha termine il tentativo di golpe. Ed ecco riapparire Erdogan, atterrato col suo aereo a Istanbul e salutato da una folla plaudente. La Democrazia è salva.

Giustizia o repressione?

Spietata la reazione del leader: la lama tagliente di una giustizia molto discutibile si abbatte su tantissime teste. Si parla del ripristino della pena di morte. Notizia questa che vede un'Europa finalmente unita nella disapprovazione e un'America allineata sulla stessa posizione. Ma Erdogan ormai percorre la strada della sua spietata ambizione, la meta da lui tanto agognata è vicina: democrazia presidenziale dai valori moderatamente islamici.

Non ha importanza se sono centinaia i morti. Se si procede con straordinaria immediatezza a migliaia di arresti.

Bisogna fare pulizia

"Ci sono stati circa 6 mila arresti", dichiara con noncuranza il ministro della giustizia, Bekir Bozdag, che aggiunge: "Ce ne saranno altri 6 mila. Continuiamo a fare pulizia". Vengono arrestati giudici, accusati di essere seguaci di Gulen, giornalisti, ufficiali dell'esercito.

Pubblicità

Ma il vero colpevole, secondo Erdogan, la mente del golpe è lui: Fetullah Gulen, ex amico del leader turco, sostenitore da sempre del dialogo interreligioso, aperto ai rapporti col Vaticano e le organizzazioni ebraiche e che da anni vive in Pennsylvania.

Erdogan lo accusa di essere l'ideatore del fallito golpe e chiede perentoriamente all'America che questi venga estradato. Netto il rifiuto degli States che esigono prove e non accuse. Incandescenti ormai i rapporti tra Turchia e America. Come finirà?  #Esteri