Vasco Errani è il pomo della discordia, "l'uomo giusto" secondo Matteo Renzi per gestire la ricostruzione nei paesi del Lazio e delle Marche devastati dal #Terremoto, ruolo che aveva rivestito anche in occasione del sisma in Emilia di quattro anni fa. La sua scelta è duramente contestata dalle opposizioni [VIDEO], M5S e Lega Nord in testa, ma anche da Forza Italia e Fratelli d'Italia. Nato a Massa Lombarda, in provincia di Ravenna, nel 1955, Vasco Errani è cresciuto politicamente negli anni '70 nelle file del Partito Comunista Italiano sotto la cui insegna è stato consigliere comunale a Ravenna, eletto per la prima volta nel 1983. Ha inoltre rivestito il ruolo di assessore allo sviluppo economico nella stessa città, tra il 1992 ed il 1993.

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Nel 1995 diventa Consigliere Regionale e due anni dopo venne nominato assessore alla Regione nella giunta La Forgia. Nel 1999 viene eletto dal Consiglio Regionale in qualità di presidente della giunta emiliana e diventa presidente della Regione nel 2000, sostenuto dai DS, dal Partito Popolare, da Rifondazione Comunista, dai Verdi e dal Partito Repubblicano. L'incarico gli venne confermato alle elezioni del 2005 e 2010.

Il processo 'Terremerse'

Nel 2012 Vasco Errani viene indagato dalla Procura di Bologna con l'accusa di falso ideologico nell'ambito dell'inchiesta "Terremerse". Nel registro degli indagati anche il fratello, Giovanni Errani, accusato di truffa aggravata in merito ad un finanziamento di un milione di euro ottenuto dalla Regione Emilia Romagna per la realizzazione di un'impresa agricola.

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L'iter processuale è piuttosto tortuoso: Vasco Errani viene rinviato a giudizio e sceglie di essere giudicato con il rito abbreviato. Nel novembre del 2012 il giudice per le udienze preliminari lo assolve "perché il fatto non sussiste" ma nel febbraio dell'anno seguente la Procura presenta ricorso. Si arriva dunque al nuovo procedimento ed alla condanna di Vasco Errani ad un anno di reclusione con la sospensione condizionale della pena nell'estate del 2014. La condanna in appello porta alle sue dimissioni dalla presidenza della Regione dopo 14 anni. L'anno scorso ha preso il via l'ultimo grado di giudizio in Cassazione, terminato il 21 giugno di quest'anno con la sua piena assoluzione da tutte le accuse contestate.