In guerra e in amore tutto è lecito. La massima trova conferma anche nel confronto elettorale più atteso dell’anno, quello per la Presidenza degli Stati Uniti che si aprirà con la tornata elettorale dell’8 novembre. E certo, non è l’affetto a spingere i due candidati, Hillary #Clinton e #Donald Trump, ad esplorare ogni tipo di terreno in questi mesi di campagna pre-urne.

Dopo le importanti tematiche dell’incremento dell’occupazione, della riforma gestionale dei flussi migratori e del rapporto complesso tra modello occidentale e parte della cultura islamica, la rappresentante dei Democratici e quello dei Repubblicani si sfidano in un terreno di battaglia che, se proprio non si può definire altrettanto fondamentale, certo infiamma con intensità non minore l’opinione pubblica: la polemica sullo stato di salute.

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Per “la coppia di candidati alla Presidenza più vecchia della storia” i malanni sono già stati identificati: la Clinton (68 anni) sarebbe affetta da una condizione perennemente debilitante che la porterebbe “a svenire in continuazione”; per quanto riguarda Trump (70 anni), ad essere sotto l’occhio clinico dei detrattori sono la sua dieta ipercalorica e il suo atteggiamento irruente e aggressivo, da alcuni interpretato come sintomo di deviazioni mentali affini a narcisismo e paranoia.

Un vero e proprio duello che, accantonati i fioretti, si combatte a colpi di stetoscopio, e che ha visto lo schieramento conservatore muovere all’attacco con il grande anticipo che si addice ai migliori schermitori olimpionici.

Le imperdibili stoccate di entrambi gli schieramenti

Già nel 2012, infatti, nel momento in cui Hillary, al termine del suo mandato di Segretario di Stato, fu preda di uno svenimento e venne ricoverata, la compagine di destra ebbe cura di lanciare insinuazioni sulle reali condizioni di salute della donna.

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Dopo una prima direzione poi definitivamente accantonata, ovvero quella della puerile simulazione del malore atta ad evitare una spinosa audizione parlamentare, le accuse si rivolsero verso un bersaglio ben più efficace: la Clinton soffre di una malattia che tenta di nascondere in tutti i modi, con la complicità del suo staff.

A distanza di qualche tempo, e soprattutto con l’elemento aggiuntivo della corsa alle presidenziali, l’eco mediatica di giornali, televisioni e web ha riscontrato un’espansione notevolissima, trovando terreno più che fertile nel sempre reattivo settore dei cosiddetti “complottisti” e beneficiando di interventi di indubbio spessore contenutistico: «I grandi media ci stanno nascondendo la verità, andate su Internet e cliccate “malattia di Hillary”, ne vedrete delle belle – ha consigliato oggi Rudolph Giuliani, premuroso verso l’elettorato.

Nello schieramento opposto le tattiche sono parzialmente diverse, in qualche modo più sottili, anche se, fortunatamente, non viene a perdersi il valore intrinseco dell’argomento.

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In un acclamato talk show satirico, “Jimmy Kimmel Live”, la Clinton ha messo sul tavolo tutte le carte a sostegno del suo buono stato di salute: dopo la mano vincente di aver dimostrato, allungando i polsi al conduttore, di possedere battito cardiaco, ha giocato l’asso misurandosi e superando una prova temuta da molte donne nel mondo, l’apertura del barattolo dei sottaceti, salutata dal pubblico con un sentito scroscio di applausi.

La risposta democratica, però, non si limita alle gesta televisive della propria campionessa. Alla prassi ormai corrente di diversi giornali della pubblicazione di scatti fotografici che immortalano Trump mentre divora, in evidente stato di goduria, hamburger grondanti grasso, si è affiancata l’apertura di un dibattito pubblico da parte di analisti e psichiatri che si cimentano nel difficile campo dell’analisi psicologica a distanza: le diagnosi più gettonate, finora, la devianza iper-narcisistica e la sindrome dell’egomaniaco pericoloso. #USA