In occasione della terza serata della Festa Nazionale de l'Unità a Catania si è svolto il dibattito "Le sfide della sinistra nel disordine mondiale" con il ministro degli Esteri Gentiloni e Massimo D’Alema. Ecco le principali affermazioni fatte nel dibattito da Massimo D'Alema.

"I poveri non ci votano più perché hanno la percezione che non siamo più in grado di difenderli" 

"In Europa vi è una crisi in generale delle grandi tradizioni politiche che hanno rappresentato la storia europea del Dopoguerra: i conservatori moderati sono in difficoltà, i liberali sono quasi scomparsi e i socialisti sono in evidente difficoltà. La contrapposizione fra destra e sinistra non è più il perno della politica europea, per la crescita impetuosa di movimenti impropriamente chiamati populisti, che io definirei invece "anti-establishment" e vedono nelle principali forze politiche le responsabili. Il bipolarismo europeo è finito. I socialisti hanno a volte si uniscono ai conservatori per salvaguardare i principi europei e dall'altra parte hanno il fascino di soggetti diversi. In Portogallo è nato un governo di alleanza fra socialisti ed estrema sinistra, mentre in Pasok stando con la destra è di fatto scomparso.Il #Pd è apparso come una risposta originale perché è riuscito a incorporare elementi del populismo anti-establishment: Renzi ha detto all'inizio "Bisogna cambiare tutto e la novità sono io", ha capito la spinta anti-politica e l'ha tradotta a pro suo. Ma è storia di 2 anni fa. Oggi invece il PD è diventato un "partito normale" e forma a sua volta un establishment. E' cresciuta la povertà e l'ingiustizia sociale ma la sinistra non è stata in grado di fare nulla per arginarle. Vinciamo nei quartieri ricchi perché gli abbiamo tolto l'IMU e ci premiano. Ma i poveri che rappresentavamo non ci votano più perché hanno la percezione che non siamo più in grado di difenderli." 

"Essere unitari con uno che vuole rottamarti è complicato"

"Abbiamo perso 1 milione di voti e conosco personalmente centinaia di elettori storicamente a sinistra che non votano più e una parte di loro che vota M5S, ma non perché amino Grillo quanto perché è l'unica alternativa a Renzi. C'è stata una grande frattura sentimentale col nostro popolo. Se essa è ricomponibile dipende da Renzi, è lui che ha teorizzato la rottamazione delle persone. Cosa che prima di lui nessuno aveva mai fatto. L'unità di un partito nasce dal rispetto. Io nel 1998 quando andai al Governo, per salvaguardare l'unità del partito, chiamai Veltroni a guidare il Pds nonostante le divergenze fra di noi. E così anche fra me e Prodi. Ma oggi essere unitari con uno che vuole rottamarti è complicato, cosa che ho scoperto già qualche anno fa quando peraltro neanche lo conoscevo ancora di persona. Io ho fatto comizi a sostegno dei nostri candidati, ma se questi mi hanno voluto accanto. A Roma è stato un errore candidare Giachetti, niente di personale, ma avevo previsto che perdessimo. Così come è stato pessimo liquidare il nostro precedente sindaco".

"Al referendum è legittimo dire NO a una riforma dannosa per il sistema democratico, peggio della riforma di Berlusconi"

La maggioranza del PD è libera si impegnarsi per il SI, ma trattandosi della Costituzione è legittimo in coscienza sostenere apertamente una posizione diversa. Alla Costituente ad esempio Concetto Marchesi votò contro la posizione del PCI sull'articolo 7, in piena epoca staliniana, ma nessuno pensò di cacciarlo dal partito. Questa riforma è dannosa per il sistema democratico ed è giusto che la si possa contrastare. Inoltre rende ancora più farraginoso il sistema legislativo, quindi manca pure la semplificazione perché lascia un bicameralismo confuso. Manca la sfiducia costruttiva. Questa riforma è simile a quella di Berlusconi del 2006, che forse su alcuni aspetti tecnici era persino meglio di quella di oggi. Queste scelte hanno una portata capitale. L'aver posto la fiducia nella legge elettorale non ha precedenti democratici ed è pure incostituzionale. #Matteo Renzi #referendum costituzionale