Non c'è verso: l'unico modo per fare politica è farla sul serio, chiamando in causa i problemi e fornire le soluzioni. Dopo una settimana trascorsa a subire i colpi degli avversari democratici ed i commenti sulle sue gaffe e difficoltà di relazioni all'interno del partito repubblicano, con annesso gossip sulla moglie ex modella, per Trump è arrivato il momento di riappropriarsi della scena. Come? Cogliendo le inquietudini degli americani per un sistema economico ancora in mezzo al guado di una ripresa lenta e poco convincente.

Riduzione delle tasse e rientro dei capitali

Così Trump recupera uno dei temi cari nel Grand Old Party: la modifica delle aliquote fiscali che passerebbero, con la sua proposta (che è poi quella dei repubblicani) da sette a tre con riduzione al 12, 25 e 33 per cento.

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Ma non basta. Al Detroit Economic Club, Trump ha esposto per circa un'ora la sua ricetta shock per rilanciare il sistema economico americano, parlando di un radicale cambiamento della burocrazia statale puntando su esperti di crescita e lavoro e proponendo un abbattimento consistente dell'aliquota fiscale anche per le aziende, portandola dal 35 per cento al 15 per cento. Il tutto condito da concessioni alla classe media sul mantenimento dell'attuale welfare e introducendo la totale deducibilità dei costi per le cure dei bambini, compresi gli asili nido, dei quali aveva già parlato la Clinton in misura più blanda. E ancora, incentivi per il rientro dei capitali statunitensi all'estero attraverso l'applicazione di un'aliquota del 10 per cento. In sostanza, Trump prova a far sognare tutti coloro, soprattutto la generazione dei quarantenni e quella dei cinquantenni, che hanno perso la speranza di vivere in un'America prospera e veloce.

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Trump come Reagan

"Per molte persone che vivono qui a Detroit il sogno americano è svanito. Questa città è la dimostrazione del fallimento dei piani economici dell'attuale amministrazione. Quando l'America era governata da noi, Detroit ha vissuto un boom economico". Ecco il modo in cui Trump, con il suo linguaggio schietto prova ad affrontare la questione che probabilmente rimane la più significativa nell'agenda politica dell'elettorato, facendo esplicito riferimento alla figura che ancora oggi rimane tra le più rappresentative della storia contemporanea degli Stati Uniti, promettendo "la più grande rivoluzione fiscale dai tempi di Reagan". Dunque, "l'atipico"  prova a saldare la sua immagine con quella di un altro repubblicano originale e fuori dall'establishment come fu Ronald Reagan. Questa prospettiva gli concede molte chance e soluzioni: allarga la portata del consenso tra gli elettori incerti; ricuce gli strappi all'interno del partito repubblicano e con i suoi sostenitori più tiepidi soggetti alle lusinghe della Clinton e di Obama fattesi insistenti negli ultimi giorni; conferisce autorevolezza e fascino al suo programma; argina i dubbi relativi alla sua personalità.

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Comunicazione e contenuti, anche i più controversi

Non tutto è rose e fiori: Trump contesta gli accordi economici che hanno avuto, a suo giudizio (ma è una valutazione comune tra i conservatori) influenza negativa sull'economia americana, compresi gli accordi sul clima, le limitazioni alla finanza, alle aziende automobilistiche ed elettriche ed in generale alle aziende attive su energia e materie prime. Protezionismo contro le importazioni facilitate per riannodare la filiera produttiva americana. E nemmeno una parola sul tema dell'economia digitale, lo spauracchio della classe media. Certo, The Donald si trovava a Detroit, e lì è di queste cose che si deve parlare. Tuttavia, dopo le polemiche dei giorni scorsi, il candidato repubblicano è apparso più sicuro ed autorevole. Ha capito probabilmente, che dirottare sui contenuti non solo gli consentirà di recuperare lo svantaggio che i sondaggi attuali gli assegnano, ma anche di rintuzzare il prestigio che #hillary clinton sta guadagnando come eroina dell'idealismo patriottico americano. #Esteri #Donald Trump