"Le indagini italiane su mio figlio rischiano di incrinare i rapporti diplomatici con quel Paese", queste è solo uno stralcio dell'intervista rilasciata dal premier turco ai microfoni di Rainews. Parole dure, che hanno quasi il sapore di un attacco frontale, senza precedenti. Parole che arrivano dopo le azioni di epurazione messe in atto da Erdogan dopo il fallito golpe in Turchia, dove decine di migliaia di persone sono state arrestate o licenziate dal lavoro. E ad aggiungersi a tutto questo il recente rifiuto da parte della Corte Costituzionale tedesca di vietare la trasmissione di un video commemorativo del Premier turco durante una manifestazione pro Erdogan a Colonia. Durante l'intervista Erdogan chiosa ancora contro le autorità italiane dicendo che "dovrebbero occuparsi della mafia, non di mio figlio".

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Già, ma perché la magistratura italiana si sta occupando del figlio del premier turco?

La vicenda del figlio di Erdogan e la replica di Renzi

Sembra che Bilal sia indagato dalla Procura di Bologna per il reato di riciclaggio. La sua iscrizione nel registro degli indagati è stata un atto obbligatorio in seguito ad un esposto fatto da Murat Hakan Huzan, un imprenditore turco oppositore di Erdogan, che attualmente vive in Francia. Secondo quanto si legge nel documento presentato alla Procura di Bologna, Bilal avrebbe portato somme ingenti di denaro da riciclare in occasione della sua permanenza a Bologna per frequentare un dottorato di ricerca presso la John Hopkins University. A poca distanza quindi dalla decisione del Giudice delle indagini Preliminari di continuare le indagini sul giovane Erdogan, il premier turco si ribella, utilizzando i media per far conoscere la sua posizione nei confronti dell'Italia: "Quelli che pensavamo fossero amici, stanno invece dalla parte dei golpisti e terroristi". Parole che meritavano sicuramente una risposta.

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E a questo ci ha pensato il Premier italiano #Matteo Renzi, che in un tweet ha replicato: "In questo Paese i giudici rispondono alle leggi e alla Costituzione italiana e non al presidente turco. E questo si chiama stato di diritto". Una situazione evidentemente sconosciuta a Erdogan. Ma basterà questa lezione base di politica e di diritto per far capire al premier turco che in casa d'altri non si comanda? #Esteri