Per Ms. Stein non ci sono dubbi sul fatto che Julian Assange, il fondatore di #wikileaks che da quattro anni vive confinato nell’Ambasciata dell’Ecuador, sia un eroe. Il riferimento è alla recente diffusione, da parte di Wikileaks (l’organizzazione internazionale senza scopo di lucro che pubblica sul proprio sito i documenti coperti da segreto che riceve in forma anonima), di circa ventimila email provenienti dagli archivi del Partito Democratico, rivelanti l’ostilità dei vertici del partito nei confronti di Bernie Sanders durante la primarie interne. Un caso che ha portato alle dimissioni del presidente del partito D.W. Schultz, nonché all’espulsione di vari funzionari top della DNC, ossia il Comitato nazionale democratico.

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Le accuse di spionaggio rivolte alla Russia, indicata come presunta regista di tali rivelazioni allo scopo di sfavorire la candidatura della Clinton, vengono liquidate da Jill Stein come semplice «routine», mentre il suo concorrente alla nomination dei Verdi Baraka le considera un «diversivo» tattico. Lo stesso Assange, che recentemente ha rivelato anche rapporti tra Google e la Casa Bianca, è intervenuto via satellite alla convention dei Verdi di Houston: è stato accolto da ampia approvazione e ha qualificato come una «forma di estorsione» l’idea che sia meglio votare la Clinton, poiché l’unica alternativa è Trump.

 

 

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