"Chi vota no mantiene il Parlamento più numeroso e costoso della storia dell'Occidente": ospite del Caffè della Versiliana a Marina di Pietrasanta (LU), #Matteo Renzi è tornato ad affrontare il tema del referendum costituzionale, utilizzando un argomento di facile presa sull'elettorato. Il premier, intervistato per l'occasione da Paolo Del Debbio, si è infatti scagliato contro gli #Stipendi di chi occupa gli scranni di Montecitorio e Palazzo Madama: "Chi vota no - ha detto parodizzando un ipotetico avversario della riforma - si tiene il Paese attuale.

Dicono: 'Noi votiamo No per difendere la democrazia'. Vi svelo un segreto: la democrazia non è sotto assedio in Italia.

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Se vince il No rimane tutto come adesso, se vince il Sì saltano delle poltrone. Ci saranno tanti elettori di #M5S, Lega e Forza Italia che andranno a votare e diranno: 'A me Renzi sta anche antipatico, ma tra avere 945 parlamentari super-pagati, i più pagati d'Occidente, ed averne due terzi, io voto per semplificare'. Scommettiamo che finisce in questo modo?".

Parole che, nell'ammiccare ad un popolo lontano da quello del Partito Democratico, fanno a pugni con un recente voto parlamentare di quest'ultimo. Basta, infatti, riavvolgere il nastro della politica italiana fino al 3 agosto scorso per constatare come il partito di cui Matteo Renzi è segretario abbia votato, unitamente alla stragrande maggioranza della Camera dei Deputati, contro l'ordine del giorno del Movimento Cinque Stelle che chiedeva il dimezzamento degli stipendi degli onorevoli.

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La riduzione a 5000 euro lordi (circa 3100 netti) chiesta dai pentastellati non è andata giù in particolar modo proprio ai dem, che con il capogruppo Ettore Rosato hanno parlato di "demagogia" di chi finanzia "il proprio partito con la pubblicità delle lavatrici su un blog".

La strategia appare chiara: attaccare a favore di telecamera privilegi di cui si difende a spada tratta, nelle aule parlamentari, l'integrità. Anche a costo di essere bersagliati da epiteti come quello che ha raggiunto il presidente del Consiglio nel corso del suo intervento alla Versiliana: "Pinocchio".