Prima la gaffe sulla madre del soldato americano di fede islamica caduto nel 2004 in Iraq. Poi la questione del patriottismo sollevata da Hillary Clinton. Infine le foto di nudo della moglie ed ex modella che continuano a campeggiare sulla rete. Insomma, gli ultimi giorni sono stati per #Donald Trump un vero problema. Il candidato repubblicano alla presidenza ha accusato il colpo ed ora prova a riprendersi mentre gli ultimi sondaggi riportano sugli scudi #hillary clinton.

L'appello di Obama ai repubblicani

L'attuale presidente si sta dimostrando il miglior supporter della Clinton, andando dritto verso il cuore della questione: le divisioni in seno al Grand Old Party sulla candidatura di Trump.

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La strategia rimane sempre la stessa: pescare nell'elettorato repubblicano incerto e frastornato, per indebolire Trump ed accreditare la contendente democratica. Naturalmente, il "Donald" comprende bene l'incidenza di questo messaggio e replica usando anch'egli una strategia simile ma più profonda, tentando di rinfocolare la tensione tra i delusi democratici, quelli che speravano nel cambiamento promesso da Obama e mai realizzato concretamente a causa delle sue politiche ritenute deboli e poco incidenti sugli effetti della crisi per la classe media americana. La questione risale fino al 2009 quando Obama di fatto appoggiò le banche senza chiedere nulla in cambio. Miliardi di dollari erogati a Wall Street mentre le certezze di milioni di americani andavano in fumo. D'altronde, la campagna per le primarie di Sanders ha reso evidente il disagio dei democratici su questo fronte.

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Ma l'abilità dell'establishment e dello staff elettorale di Hillary Clinton hanno permesso di lasciare quest'argomento nelle retrovie.

Trump si rimette in carreggiata

Distratto dalle luci della convention democratica di Philadelphia, Trump deve aver fatto il punto ed ora riparte alla carica: attacca Obama definendolo <<debole ed inefficace, il peggior presidente nella storia, forse, del nostro paese>>; poi associa Obama e Hillary Clinton parlando di un'accoppiata che avrebbe umiliato gli Stati Uniti all'estero, restituendo un paese più insicuro, peraltro accogliendo migranti <<che poi si sono rivelati implicati nel terrorismo>>. Il candidato repubblicano tenta così di recuperare la linea iniziale, quella che lo ha condotto fino alla nomination e che fa preoccupare i leader democratici pronti a fare quadrato intorno alla Clinton. Per la quale, tuttavia, si registra un aumento dell'indice di popolarità tra i propri elettori: anche questo un effetto positivo della convention.

L'incertezza per le reazioni di un'america "arrabbiata"

Tutta la campagna di Donald Trump è stata costruita sui sentimenti di frustrazione di una classe media molto vasta e variegata, nella quale serpeggia da tempo la diffusa consapevolezza di essere stata l'agnello sacrificale della crisi che ha messo in ginocchio l'economia statunitense.

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Una rabbia che punta dritta sulla presidenza e sulla presunta tiepidezza di Obama. Emerge l'idea prevalente del cambiamento, da attuarsi con modalità "strong", spazzando via ogni razionale prudenza di stampo moderato. Su quest'aspetto, Hillary Clinton è apparsa fin qui debole, tant'è che continua  a battere sul tasto dell'inadeguatezza di Trump senza affrontare i contenuti del messaggio dirompente del candidato repubblicano che si erge, con qualche successo, a portavoce della "rabbia" americana. Ma siamo ancora lontani dal fulcro della tempesta mediatica che si svilupperà a partire dal 26 settembre, quando ci sarà il primo dibattito televisivo. E saranno scintille. #Esteri