Dai proclami alla realtà, si sa, c’è sempre una tara da applicare. Una settimana dopo le sparate in Tv del premier sull’aumento delle #Pensioni minime e sul nuovo scivolo per coloro che sono agli ultimi anni di lavoro, ecco saltare fuori i primi dubbi, le prime perplessità sulla manovra annunciata dal governo italiano. Vengono fuori, peraltro, proprio da una delle parti sedute al tavolo delle trattative, ovvero i sindacati. E’ il segretario generale della CGIL Susanna Camusso, infatti, ad affermare che al momento i numeri che circolano a riguardo dell’operazione sono “non sufficienti. Più che altro sono vaghi, ignoti, ed è per questo che la data del 21 settembre, indicata come buona per l’accordo definitivo tra Stato e sindacati, pare destinata sempre più a trasformarsi in qualcosa di diverso, in un momento di chiarificazione necessario sulle risorse da mettere in campo. Intanto, la stessa Camusso riconosce che fissare in 1500 euro lordi la soglia a partire dalla quale si dovrà pagare l’Ape sarebbe un errore.

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Trova, in questo sì, conferma nei numeri snocciolati nella gara alle simulazioni: un assegno pensionistico netto di 1500 euro potrebbe rimetterci fino a oltre 580 euro (tra anticipo e mutuo ventennale), scivolando a poco più di 900 euro al mese.