Si è celebrato e ultimato in Brasile - nell'Aula del Senato di Brasilia - il processo di destituzione della presidente Dilma Rousseff: impeachment che per gran parte della sinistra - nazionale e internazionale - non è altro che un colpo di stato morbido. Un «golpe a puntate» lungo nove mesi - organizzato dai settori conservatori e dalle élite di sempre - che sarebbe figlio di una congiura non soltanto politica, ma anche mediatica e giudiziaria. Il vicepresidente Michel Temer sarà proclamato capo dello stato oggi stesso, e guiderà la Nazione sino alla fine del 2018. Ben 61 senatori contro 20 - quando ne sarebbero stati necessari solo 54 - ha votato per legittimare un ribaltone, forse dannoso per la democrazia.

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L'Esecutivo in carica - che ora sarà operativo in via definitiva - ha infatti un orientamento politico moderato: cioè opposto rispetto al Governo uscito vittorioso (e con oltre 54 milioni di voti) dalle Elezioni del 2014.

Brasile: impeachment che divide il Paese

Dopo il voto decisivo, alcuni senatori - va da sé quelli favorevoli alla destituzione - hanno esultato cantando l'inno nazionale come se vi fossero le Olimpiadi. Nelle strade invece si poteva assistere a reazioni contrapposte: da un lato i pianti degli aficionados della Rousseff, che rimarcavano l'elevato tasso di corruzione dei congressisti; dall'altro - come riporta il quotidiano paulista Folha de São Paulo - una grande esultanza, spesso scomposta. Cortei di auto a sirene spiegate sono segnalati - a volte accompagnati da fuochi di artificio - nella zona ricca di San Paolo: nei quartieri benestanti di Higienópolis e Vila Madalena, e lungo l'aristocratica Avenida paulista.

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Tuttavia - secondo gli osservatori internazionali - l'ascesa del 75enne Temer non salverà il Brasile e non ne risolverà i problemi, soprattutto economici.

Brasile malato grave, secondo gli analisti stranieri

L'analisi più lucida è forse quella del quotidiano "Washington post", certo che il procedimento d'impeachment servirà solo a «alienare ancor di più i sempre più disillusi elettori, rispetto al sistema politico». Si rileva come questa grave crisi istituzionale abbia avuto soprattutto l'effetto di disarticolare la sinistra verde-oro; dimostrazione ne sarebbe non solo la scarsa partecipazione alle proteste a favore della Rousseff, ma anche la difesa troppo algida - quasi d'ufficio - dei parlamentari del Partido dos trabalhadores (Pt). Si osserva come Temer vanti una popolarità analoga a quella del capo dello stato destituito - quindi molto bassa - e come solo il tredici per cento dei cittadini giudichi positivamente il Governo da lui guidato.

Si aggiunge che il prolungato caos politico non fa che mostrare tutta la debolezza del sistema istituzionale del Brasile: un meccanismo in cui la Presidenza dipende tout court da accordi con «una miriade di partiti senza una chiara ideologia», stretti nell'ambito d'inciuci che non fanno che favorire la corruzione.

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Insomma - precisa il giornale "Washington post" - si starebbe aprendo la via a un vuoto di potere che potrebbe favorire l'ascesa di formazioni della sinistra radicale o dell'universo evangelico. Secondo "Fortune", l'allontanamento della Rousseff non solo non risolverà la turbolenza politica ed economica di questi mesi, ma pone sempre più il Brasile al centro di una «tempesta perfetta». A uno scenario economico sfavorevole, si sommano la grave recessione, lo squilibrio fiscale, lo scandalo di corruzione, e la contrapposizione politica. #Esteri #America Latina