Pioggia di critiche sull'iniziativa del Fertility Day, ovvero la campagna di comunicazione messa in piedi dal ministero della Salute per pubblicizzare la giornata del 22 settembre 2016 nella quale saranno realizzate iniziative comunicative volte a incentivare la fertilità. Si tratta di un'iniziativa fortemente voluta dalla ministra Beatrice #Lorenzin, la quale non è stata risparmiata dalle critiche, non solo da parte di migliaia e migliaia di utenti social come Facebook o Twitter (su cui l'hashtag #FertilityDay è stato in testa alle tendenze per l'intera giornata del 31 agosto), ma anche da diversi esponenti politici e perfino della sua stessa maggioranza politica.

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Paolo Beni, deputato PD: "Toni e contenuto da ventennio"

Particolarmente duro contro la ministra Lorenzin è stato il deputato del #Pd Paolo Beni, ex presidente nazionale dell'ARCI, il quale su Facebook scrive: "Passi la scelta di una campagna di comunicazione allo scopo di contrastare il rischio di denatalità. Ma non si poteva avere un po' più di stile evitando toni e contenuti da ventennio, offensivi dell'autonomia e della libera scelta delle donne e irridenti nei confronti delle coppie che non vogliono o non possono avere figli? Una gaffe imperdonabile, tanto più se sei al governo di un paese in cui si fanno pochi figli principalmente perché tante giovani coppie senza lavoro non possono proprio permetterselo."

Ma anche molti altri esponenti del PD, soprattutto a livello locale, non hanno lesinato critiche nel merito rispetto alla scelta della Lorenzin di organizzare una campagna del genere.

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Forti critiche dalle opposizioni alla Lorenzin

Critiche anche dalle opposizioni, in particolare Sinistra Italiana con Nicola Fratoianni che dichiara: "Ma la Beatrice Lorenzin che promuove il Fertility Day, è la stessa che fa parte di un governo che, col Jobs Act, ha contribuito a peggiorare la vita di centinaia di migliaia di giovani? È lo stesso ministro di un governo il cui presidente del consiglio respinge l'idea di reddito di cittadinanza perché “assistenzialistico”? Di grazia, il ministro Beatrice Lorenzin pensa che la ragione per la quale in questo paese non si fanno figli abbia a che fare con la fertilità o ha a che fare con il furto di presente e di futuro delle giovani generazioni?"

Le donne parlamentari del Movimento 5 Stelle invece scrivono un comunicato congiunto dicendo alla Lorenzin di vergognarsi per l’iniziativa: "Rinunciare a diventare genitori non è una moda da scoraggiare o una consuetudine capricciosa. Non si fanno figli perché non si può. Le donne, prima di mettere al mondo un figlio responsabilmente pensano al domani. Non c'è lavoro, come ci dice proprio oggi l'Istat: 51.000 donne hanno perso il loro posto di lavoro". Polemiche anche dalla deputata del #M5S Paola Taverna che scrive: "Le donne, prima di mettere al mondo un figlio, devono fare i conti con uno Stato che se ne frega delle famiglie e dei bambini. Gentile ministro, il vostro fertility day dovreste ribattezzarlo hypocrisy day".

Particolarmente efficaci a riassumere il disagio verso il Fertility Day sono state le grafiche social lanciate dalla rete ACT (Agire, Costruire, Trasformare): "La mia gravidanza dura molto più del mio contratto"  (riportata nell'immagine di questo articolo) e "Quanti voucher servono per comprare pannolini. In un anno in una famiglia spende 900 euro in pannolini" hanno avuto infatti migliaia di condivisioni su Facebook.

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