In occasione di un convegno organizzato a Roma dalla Fisac CGILBlasting News ha intervistato l'onorevole Gianni Cuperlo, esponente della minoranza di sinistra del #Pd. Ecco le sue parole su vari temi di attualità sociale e politica.

Cosa pensa del rapporto non positivo che si è venuto a creare negli ultimi tempi fra la maggioranza del PD e la CGIL?

"Discutere confrontarsi con il più grande sindacato italiano è prima di tutto un atto di buon senso da parte del principale partito italiano quale è il PD. Se poi, come nel mio caso, si pensa che tale partito sia collocato a pieno titolo nel campo del centrosinistra, allora dialogare con la CGIL diventa un dovere politico e culturale. Discutere fa sempre bene".

Quali posizioni ha sul #referendum costituzionale?

"Come detto in questi mesi, la riforma costituzionale è un passaggio importante. Io l'avrei affrontata con un metodo diverso: essa ha luci e ombre, ci sono alcuni aspetti positivi, così come ce ne sono altri che non vanno bene perché sono scritti in modo confuso. Ma a questo punto il tema è ridurre le distanze che esistono fra chi sostiene la riforma e chi invece la considera un'incognita dal punto di vista dell'equilibrio complessivo del nostro assetto istituzionale. Per ridurre queste distanze bisogna agire sulla legge elettorale. Mi auguro che lo spirito vada nelle direzione di fare questo."

Cosa pensa delle possibili imminenti modifiche alla legge elettorale?

"L'Italicum va archiviato prima ancora del debutto, si tratta di costruire una nuova legge elettorale che abbia anche il contributo di una parte importante delle opposizioni, perché le regole fondamentali delle democrazia vanno sempre scritte insieme."

"Il problema della sinistra non è Renzi, ma che i suoi capi non sono percepiti come una guida dal popolo"

Durante l'assemblea plenaria della Fisac CGIL Cuperlo si è soffermato sul legame fra partito e #sindacati, affermando quanto segue: "La crisi della sinistra viene dalla crescente distanza fra le politiche pubbliche dell'inclusione e il rigore asettico e immorale dei bilanci, dal divorzio fra Europa sociale ed economica. O la sinistra su scala europea organizza un pensiero forte, oppure la crisi europea produce disastri e tragedie. L'asse classico destra-sinistra esiste ancora, ma si somma a quello alto-basso. C'è stato il fallimento dell'impianto di Maastricht che ha creato le premesse per la moneta unica, che è stata creata solo sulla stabilità dei prezzi senza pensare alle conseguenze sociali. Quella del 2008 fu una crisi finanziaria, ma oggi è diventata una crisi politica del mondo globale. Possiamo paragonare questa situazione con la prima crisi della globalizzazione, a inizio Novecento, sfociata in due guerre mondiali. Oggi servirebbe un nuovo ordine ma manca all'orizzonte una grande guida politica che abbia la forza di farlo. L'impianto economico del Governo ha agito come il metadone, servirebbe invece una svolta per la crescita e più opere pubbliche Bisogna ricostruire le ragioni di un patto sociale per ricostruire un Paese che rischia di perdersi. L'Italia è sempre progredita solo quando al Governo vi erano persone propense al dialogo, come Giolitti, De Gasperi o l'Ulivo di Prodi. Mentre il pugno forte ha sempre prodotto un rallentamento nella modernizzazione economica e sociale. Serve una sinistra che sappia ricostruirsi nel rapporto con le forze sociali e i sindacati. Renzi non avrebbe mai dovuto dire che Marchionne ha fatto per i lavoratori più di quanto hanno fatto tutti i sindacati, mentre invece ha ragione quando dice che l'Italia è un grande paese (vedi la solidarietà e la generosità per il recente terremoto). La prospettiva di una sinistra divisa che rompe il soggetto principale è problematica. Il problema principale del PD e della sinistra tutta non è Renzi e le sue battute, ma il fatto che i suoi capi non sono percepiti come una guida da parte del popolo che vorrebbe rappresentare"