Le condizioni nelle quali l'Europa versa hanno concretizzato le teorie di Nicolas Davila: " Senza la virulenza nazionalista, in Europa e nel mondo regnerebbe un impero tecnico, razionale ed uniforme. Dobbiamo al Nazionalismo almeno due secoli di spontaneità spirituale, di libera espressione dell'anima razionale, di ricca varietà storica". (Tratto da In margine a un testo implicito- Adelphi)

J. #KaczynskiPresidente e cofondatore del partito Polacco euroscettico Diritto e Giustizia e V. #Orban, Primo Ministro dell'Ungheria, condividono, evidentemente, il pensiero del filosofo colombiano al punto di aver deciso di sostenere una controrivoluzione culturale con l'intento di arginare la crisi politica ed economica che il vecchio continente sta attraversando e lo faranno ufficialmente durante il vertice informale dei 27 Stati membri che si terrà a Bratislava il 16 Settembre, presentando un documento condiviso da tutti i Paesi del Gruppo #Visegrad.

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E' ciò che è emerso dall'annuale Forum Economico di Krynica dove, il 6 Settembre scorso, Orban è stato insignito "Uomo dell'anno", onorificenza che in passato fu di Giovanni Paolo II, Lech Walesa, Donald Tusk.

Il dopo Brexit

Le riflessioni dei due politici riguardano i problemi precipui contro i quali gli Stati membri si confrontano quotidianamente: da quello economico a quello relativo all'ondata migratoria, fino a giungere alle continue tensioni tra la Germania e l'Europa meridionale causate dalle politiche per il mantenimento degli equilibri economici interni all'Unione, che hanno indebolito Paesi quali Francia, Spagna e Italia, scelte responsabili dello sviluppo di una condizione egemonica favorevole a Berlino.  

Ad Orban, secondo il quale l'uscita della GB dalla UE ha preparato il terreno per l'attuazione della controrivoluzione culturale Europea, fa eco Kaczynski che interpreta l'uscita del Paese dalla Comunità come sintomo di una crisi di coscienza che investe diversi Stati Occidentali.

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I due politici hanno condiviso l'idea secondo la quale sarebbe opportuno valorizzare le differenze culturali tra i vari Stati membri, ponendo fine alla cultura one way che, di fatto, degrada il Vecchio Continente.

Orban, in maniera più incisiva, ha letteralmente accusato l'élite Europea di aver cercato di liquidare le identità nazionali.

L'Europa divisa in tre tronconi

Nonostante gli sforzi per unificarla, l'Europa non solo continua ad essere divisa in tre blocchi, ma le forzature delle politiche in atto sembrano aver accentuato le differenze tra gli Stati membri.

E tra i tre blocchi emergerebbe in modo prorompente proprio quello costituito dai Paesi del Gruppo Visegrad- costituito nel 1991 nell'omonima città e comprendente la Polonia, l'Ungheria, la Repubblica Ceca e la Slovacchia- Paesi legati da una cultura simile e caratterizzati dal comune passato socialista, che hanno visto crescere il senso della Nazione e l'intolleranza rispetto alle regole di appiattimento imposte dalla UE.

Gli Stati del Gruppo Visegrad sono oggi considerati gli Stati membri più reazionari e aggressivi della Comunità.

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Ma il Nazionalismo è prerogativa dei Visegrad?

No, perché la riscoperta della Sovranità delle Nazioni non riguarda solo la Polonia e l'Ungheria.

Se pensiamo alla Francia, dove il Front National avanza inesorabilmente, o all'Italia, con la crescita improvvisa della Lega, o, ancora, alla Germania, dove Pegida ed altri partiti della Destra Ultranazionalista incamerano continui consensi, prendiamo presto atto che la controrivoluzione Europea non è solo in atto, ma è lo anche in uno stato avanzato.

Orban e Kaczynski non hanno anticipato i tempi, ma hanno decodificato il pensiero e il desiderio delle folle che ambiscono ad un'Europa delle Nazioni e dei popoli in opposizione a quella della burocrazia e delle regole economiche da ragioneria che, troppo sovente, dimenticano che al di là dei numeri ci sono cuori che battono.

Quella dei due leaders politici è solo una sorta di ipostasi che concretizza ciò che da tempo è già nell'aria.