Davide Casaleggio, figlio del cofondatore del Movimento 5 Stelle Gianroberto scomparso nel luglio scorso, ha fatto il suo esordio ufficiale ieri sul palco di Palermo al raduno nazionale del Movimento.

È stato un modo per ufficializzare il suo ruolo da protagonista alla guida di #M5S, seppure all’ombra di #Beppe Grillo, che sempre da Palermo ha ribadito la sua leadership unica e indivisibile.

La seconda Repubblica nel segno della successione dinastica in politica

La discendenza politica, che è una versione presentabile della sistematica spartizione delle poltrone in uso nella Prima Repubblica, ha caratterizzato la Seconda e sembra continuare nella Terza.

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Uno dei casi più eclatanti della Seconda Repubblica è stato quello di Renzo Bossi, ‘il Trota’ per felice definizione del padre Umberto, fondatore della Lega Nord. Bossi junior è stato una meteora nel panorama politico italiano, poiché ha ricoperto il ruolo di consigliere della Regione Lombardia dal 2010 al 2012, anno in cui si è dimesso in seguito allo scandalo di appropriazione indebita dei fondi provenienti dal finanziamento pubblico ai partiti. Qualcuno ricorderà anche che l’anno dopo l’uscita di scena del ‘Trota’ i giornali riportarono un tormentone sulla possibile discesa in campo di una rampolla del più importante esponente politico del centrodestra. Marina Berlusconi sembrò sul punto di prendere le redini del padre all’interno di Forza Italia, ma poi non se ne fece nulla.

Casaleggio junior, ovvero il passaggio generazionale nella politica della Terza Repubblica

Con Davide Casaleggio il passaggio generazionale in #politica viene ulteriormente sdoganato.

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Il figlio di uno dei due fondatori di una realtà popolare, che sulla democrazia dal basso ha costruito la sua fortuna, può essere incoronato leader tra gli applausi. Questo significa che l’accusa di parentopoli lanciata a vari ambiti delle istituzioni, come ad esempio il mondo universitario, diventa un’arma spuntata. Si dirà che nel caso di Casaleggio junior il padre non abbia mai ricoperto ruoli nella Cosa pubblica, visto che non si è mai candidato, fatta eccezione per un tentativo del 2004 nel suo Comune che gli ha portato sei voti e la bocciatura dei concittadini di Settimo Vittone. Ma questo non toglie che l’influenza di Davide Casaleggio nelle decisioni del Movimento 5 Stelle sia enorme, senza che nessun membro dei militanti pentastallati lo abbia mai votato. Del resto anche Beppe Grillo si è sempre sottratto alla verifica personale delle urne, ma la sua sovranità nel Movimento è fuori discussione.