Gli artisti sono i veri padroni del loro tempo. E' una questione di sensibilità e di capacità di sintesi. Bruce #Springsteen è uno di questi. A 67 anni, "The Boss" ha dato una lettura dell'attuale situazione politica negli Stati Uniti attraverso un'ottica anti-ideologica ed un apprezzabile senso critico. In una recente intervista ha inquadrato l'ascesa di Trump nel controverso rapporto tra le generazioni degli over 40 e 50 e fenomeni come la globalizzazione e la deindustrializzazione. A prescindere dal giudizio sferzante sul tycoon candidato - "la repubblica è sotto assedio di un imbecilleha dichiarato alla rivista Rolling Stone - il famoso cantautore, erede di Bob Dylan, ha spiegato con poche incisive parole il perchè ci si trovi a dover fare i conti con il rischio di avere Trump alla Casa Bianca dal prossimo 8 novembre.

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L'era digitale ed i cinquantenni lasciati in periferia

L'avvento della società dell'informazione è ormai lo spartiacque tra le diverse generazioni. Una rivoluzione silenziosa che ha mutato completamente i modelli di produzione, d'interazione sociale, di struttura culturale, creando un vuoto tra chi fa parte di questo flusso inarrestabile e tutti coloro che non riescono a comprenderne i meccanismi e ad accettare la marginalità. Intere generazioni condannate alla fragilità che hanno visto mutare i sistemi di produzione industriale perdendo il loro ruolo e che si sentono (ma direi che lo sono) tagliati fuori dal mondo, stranieri in patria, nuovi analfabeti di una realtà diventata gradatamente ostile. Rivogliono il loro mondo. E s'illudono che Trump possa essere il solo a poterglielo restituire.

I sondaggi danno Trump in vantaggio nei "battleground states"

D'altronde, in Stati chiave come Nevada, North Carolina e Ohio, il candidato repubblicano è in vantaggio su #hillary clinton, rispettivamente: 43% contro 40%, 45% contro 40% e infine, in Ohio, lo Stato più importante, la differenza è di 42% contro 37% della democratica.

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Dov'è Hillary Clinton?

Situazione favorevole per Trump? La corsa è lunga ed impervia, i sondaggi vanno presi con la dovuta prudenza poichè in altre analisi più complessive la Clinton mantiene un margine significativo. Eppure, in questi giorni, complice la questione della polmonite nascosta all'opinione pubblica, la candidata democratica sembra essersi eclissata, mancando qualche appuntamento non secondario. Ricomparendo sull'agenda setting dell'informazione solo per appoggiare la legge bloccata da Obama (prima divergenza seria tra i due) che permetterebbe agli eredi delle vittime d'intentare causa all'Arabia Saudita per le stragi dell'11 settembre. E' tuttavia probabile che stia preparando con molta cura il primo imminente confronto televisivo del 26 settembre alla Hofstra University di New York. Un banco di prova molto significativo per l'ex first lady la quale dovrà contenere la bulimia verbale e l'appeal polemico di Trump. Oppure sta davvero male ed i medici hanno deciso per cautela di tenerla a riposo? Vedremo.

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Ted Cruz appoggia Trump

Intanto nel "grand old party" va in scena un colpo a sorpresa: Ted Cruz, governatore del Texas, già sfidante acerrimo di Trump durante le primarie al punto da giurargliela anche nel corso della convention di Cleveland, ha fatto marcia indietro: aiuterà Trump nella corsa alla Casa Bianca. Dunque, dopo lo smarcamento di Bush senior che nei giorni scorsi si è dichiarato a favore della Clinton, Trump incassa l'appoggio pesante di un politico molto amato dall'ala più oltranzista del partito repubblicano. Un segnale controverso: si tenta di sfruttare la scia di consenso creatasi intorno a Trump per le successive presidenziali? Oppure più consistenti possibilità di vittoria finale fanno gola ai maggiori esponenti del partito, fin qui riluttanti ad aggregarsi al candidato "atipico"? Non resta, anche in questo caso, che attendere il primo dibattito ed i riposizionamenti che ne deriveranno. Non sarà facile nemmeno per Trump il primo confronto diretto con la combattiva Hillary. #Donald Trump