I media ci hanno abituato alla drammatica realtà della cosiddetta guerra al terrorismo e alle cruente conseguenze di un simile scenario, ma d'altro canto cominciamo anche a familiarizzare sempre di più con il concetto di cyberguerra. Troviamo un buon esempio di questo trend crescente in quanto accaduto alla candidata democratica alle elezioni americane, #hillary clinton.

Poco tempo fa infatti la donna è stata coinvolta in un attacco informatico sferrato al DNC (Democratic National Commettee), la cui conseguenza principale è stata un massiccio rilascio di mail [VIDEO]. L’attacco sembra essere stato orchestrato da gruppi di #Hacker russi che, secondo la stessa Clinton, sarebbero legati ai servizi di intelligence del Cremlino.

Pubblicità
Pubblicità

Dalla Casa Bianca al Mar della Cina

Un altro evento recente può aiutare ad avere un quadro più preciso, in un contesto più ampio. Mi riferisco a quanto accaduto nei pressi delle Spratly Islands, piccolo arcipelago nel sud del Mar della Cina. Sia le Filippine sia il Vietnam hanno avanzato negli ultimi anni diverse istanze di rivendicazione territoriale nei confronti di questo fazzoletto di acqua e terra, ma la parte del leone in questo caso è giocata dalla Cina.

L'attenzione internazionale è stata destata nello specifico da una serie di attacchi DDos (acronimo di Distributed Denial of Service, una saturazione delle risorse di un server provider di un servizio web al fine di renderlo instabile fino a collassare per l'alto numero di richieste) compiuti in luglio ai danni di quasi 70 siti internet filippini.

Pubblicità

Le motivazioni rimanderebbero proprio a una richiesta del governo cinese di avere maggiore giurisdizione sulla zona, richiesta che sarebbe poi stata respinta da una corte internazionale. A questi primi attacchi ne sarebbero seguiti altri ai danni di aeroporti vietnamiti e della compagnia aerea di bandiera dello stesso paese.

Ma non è tutto. È stato infatti riportato nel 2015 almeno un tentativo di "intasamento" GPS (GPS jamming) dei canali di comunicazione tra droni e satelliti americani, relativo all'area della Spratly Islands, dove i velivoli erano impiegati in operazioni di sorveglianza. Perché la copertura aerea sia efficace è necessario il coordinamento tra i mezzi in volo e la griglia di satelliti in orbita. In un report del 2013 il governo cinese ha sostenuto che, tramite interferenze comunicative, sarebbe possibile poter non solo attaccare, ma anche controllare la rete di droni.

Cina e Russia dietro gli attacchi?

Ci sono due elementi che emergono da una prima analisi della situazione.

Pubblicità

Da una parte infatti la superiorità americana sembra vacillare sotto i colpi di gruppi di hacker evanescenti e spesso difficili da identificare. Ciò è legato alla relativa facilità di accesso alle tecnologie necessarie per compiere attacchi informatici (attività più facili da predisporre rispetto alla tradizionale strategia militare). Dall'altro però siamo dinnanzi a un aspetto più inquietante. Come infatti nel caso degli attacchi compiuti ai danni della Clinton e dell'establishment democratico, anche in questo caso sembra che dietro l’azione dei cybercriminali vi sia l'influenza di potenze "antagoniste" degli Stati Uniti.

Se nell'attacco al DNC sono emersi i nomi di gruppi di hacker russi (Cozy Bear e Fancy Bear) presumibilmente legati ai servizi di intelligence moscoviti, per quanto invece concerne le vicende dell’arcipelago, sembra che la responsabilità vada fatta risalire a gruppi vicini al governo di Pechino.

Gli Stati Uniti dal canto loro non stanno rimanendo a guardare. Sembra infatti che sia allo studio da almeno un anno un piano per combattere efficacemente questo nuovo tipo di attacchi e per non farsi trovare impreparati dinnanzi alle nuove sfide. Tuttavia, come sostenuto in precedenza, i gruppi di hacker come quelli menzionati hanno atteggiamenti che li rendono difficili da inquadrare e ciò contribuisce a rendere la situazione estremamente complicata da tradurre in un'efficace azione di contrasto. #politica