Stefano Bisi, Gran Maestro del Grande Oriente d'Italia spiega la quasi secolare controversia tra il Goi e lo Stato italiano. Nel 1911 la società Urbs aveva acquistato l'intero Palazzo Giustiniani in Roma, sede dell'ordine dal 1901. Una dimora di grandissimo prestigio che succedeva ad altre sedi, sempre nel centro storico della città,  dal 1871 quando la #massoneria italiana si trasferiva da Firenze con la proclamazione di Roma capitale. La sua organizzazione andava di pari passo con l'unificazione nazionale, e Torino è stata la prima sede. Il regime fascista, non tollerante di detta comunione, approva un decreto ad hoc e confisca la sede.

La guerra legale

Da allora la struttura è collegata a Palazzo Madama da un passaggio sotterraneo, ospita la Presidenza del Senato e i Senatori a vita.

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A guerra conclusa inizia il travagliato iter burocratico, i massoni si riprendono la vecchia sede presentando al Demanio un atto di citazione con la quale rivendicano la proprietà dell'immobile. Dopo varie peripezie burocratiche e legali, il Goi viene accusato di detenere i locali illecitamente e riceve lo sfratto dall'Ufficio del Registro di Roma. Nel 1988 l'ordine abbandona definitivamente il palazzo nonostante vantasse l'usufrutto di un piccolo spazio. L'ultima speranza è datata 1991, quando un accordo con l'Intendenza di Finanza prevedeva la riconsegna delle stanze a breve. Poi il silenzio più assoluto.

Prego, i nomi dei massoni!

Lo scorso 3 agosto Stefano Bisi si presenta davanti alla commissione parlamentare antimafia per rispondere ad alcuni interrogativi che riguardano l'operazione "Mammasantissima". L'inchiesta portata avanti dalla #Procura di Reggio Calabria che da una parte porta dritto in #Parlamento e dall'altra tenta di chiarire l'elevatissimo numero di logge massoniche in rapporto alla popolazione proprio a Castelvetrano, il paese del super latitante Matteo Messina Denaro.

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Le logge facenti capo al GOI sono 850 e conta oltre 23mila iscritti. In risposta alla fatidica richiesta di presentare l'elenco dei nominativi, Bisi si appella alla legge sulla privacy.