Si potrebbe svolgere a Pisa nei prossimi mesi il primo referendum in Italia sulla costruzione di una moschea. Questo è quanto richiesto da un comitato vicino a #Forza Italia che ha raccolto circa 2600 firme in vari banchetti che hanno visto partecipare anche personalità come Magdi Cristiano Allam e Daniela Santanché. Un'iniziativa che ovviamente sta avendo un lungo strascico di polemiche e anche delle conseguenze giudiziarie, come un ricorso al TAR.

"Referendum sulla moschea è contro la Costituzione"

Sono molte le voci critiche, a partire dal Sindaco Pd Marco Filippeschi: "Chi si oppone alla costruzione di una Moschea è un po’ fuori dal mondo. Farlo cercando di aggirare in modo ipocrita l'articolo 8 della Costituzione è una forzatura discriminatoria inaccettabile. Il piano regolatore prevede un luogo di culto: la Comunità Islamica ha acquistato quel terreno e ora è suo diritto bonificarlo ed edificare".

L'ex assessore alla cultura Dario Danti spiega: "Il quesito è truffaldino. Si chiede ai cittadini se vogliono che un'area venga destinata a verde invece che essere resa edificabile. Ma non si dice che quella porzione di territorio è finalizzata alla costruzione di un luogo di culto. Il quesito diventa quasi di natura urbanistica, non si cita neppure la moschea".  Il gruppo di minoranza di sinistra Una città in comune dice: "Il presupposto del referendum si basa su un'equiparazione barbara e inaccettabile fra #Islam e terrorismo, per cui la presenza di una moschea sarebbe una minaccia verso la "nostra" comunità. Noi siamo per uno Stato laico e plurale in cui tutti abbiano un luogo dignitoso dove ritrovarsi e pregare. Questa "falsa" iniziativa referendaria è inammissibile e il suo stesso svolgimento sarebbe un precedente pericolosissimo".

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Mentre Simonetta Ghezzani, consigliera comunale di SEL, precisa subito: "Se dovesse giungere in Consiglio la scelta di avallare gli esiti del referendum in caso di vittoria del comitato promotore, dovendo scegliere tra il rispetto del referendum e i principi sanciti dalla Costituzione non avrei dubbi nel tutelare i secondi".

"Ricorso al TAR contro il referendum sulla moschea di Pisa"

Peraltro il referendum locale su temi urbanistici, al pari di quelli fiscali, è espressamente vietato da molti statuti comunali italiani, anche se in questo caso si tratta di un quesito solo consultivo. Spetterebbe quindi poi al Consiglio Comunale tradurlo in un atto amministrativo concreto. Un fatto che causerebbe un danno economico al privato, ovvero la comunità islamica pisana che aveva acquistato l’area per costruire la moschea in base alle norme vigenti e che quindi in caso di annullamento avrebbe il diritto di chiedere un risarcimento al Comune.

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I promotori del referendum precisano che esso "non è 'per non costruire la moschea', ma per fare in modo che la città si pronunci, in modo peraltro non vincolante, sull'opportunità di creare una moschea a 400 metri dalla Torre Pendente. Se l'Imam legittimamente non è d'accordo con noi, partecipi attivamente alla campagna referendaria, a favore della costruzione della moschea. Così funziona la democrazia".

L'Imam di Pisa Mohammed Khalil ha detto: "Da anni ci riuniamo dietro il Comune. Costruire la moschea darebbe dignità alla nostra comunità e all'intera città. È vergognoso doversi riunire a pregare in un campo sportivo. Sui temi religiosi, l'Italia è al terzo mondo. Ognuno deve avere la propria libertà. Invece siamo qui a discutere di costruire un luogo di culto o no. Il referendum è una presa in giro. Noi abbiamo già comprato il terreno. Il quesito propone di trasformare quella particella in verde privato. E dove la dovremmo costruire la moschea?" Ed è proprio su questa differenza fra la forma e la sostanza del quesito che la comunità islamica pisana ha fatto ricorso al TAR, il quale si esprimerà la prossima settimana, giovedì 15 settembre. Una sentenza che potrebbe fare da "precedente" anche per altri casi simili di raccolte firme contro le moschee in giro per l'Italia.

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#referendum costituzionale