In un dispaccio datato 15 maggio 1864, si leggeva: «Corre voce che la società delle Ferrovie V. E. sia per intraprendere i lavori di un gigantesco #Ponte sullo Stretto di Messina». Sono passati 152 anni e l’argomento, ciclicamente, è tornato sempre al centro del dibattito politico ed economico dell’Italia, accompagnato puntualmente da aspre polemiche. Questa volta, a rispolverare la controversa tematica ci ha pensato il premier Renzi, che in occasione dell’inaugurazione della mostra per i 110 anni di Salini Impregilo, ha chiosato: “finita la parte delle riforme, si può tornare a progettare il futuro: completare il grande progetto di quella che Delrio chiama la Napoli-Palermo, per non dire Ponte sullo Stretto”.

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E rivolgendosi a Pietro Salini ha aggiunto: “noi siamo pronti. Se voi siete nelle condizioni di portare le carte e sistemare ciò che è fermo da dieci anni, noi sblocchiamo”. Secondo il premier, la realizzazione della mega infrastruttura porterebbe alla creazione di 100mila posti di lavoro e toglierebbe la Calabria e la Sicilia dal loro isolamento.

Le ragioni del sì

Diverse sono le argomentazioni a favore. La prima riguarda la questione idrica. Secondo Francesco Forte, se ci fosse il ponte, una nuova rottura dell’acquedotto di Messina non provocherebbe più gravissime ripercussioni sulla popolazione, “in quanto l’acqua, con il completamento del bacino del Menta, potrebbe giungere abbondantemente, sono solo con autocisterne d’emergenza, ma anche in modo strutturale per mezzo di apposite tubazioni che potrebbero far scorrere parallela al ponte l’acqua dell’Aspromonte”. Ad esse si potrebbero aggiungere cavi telefonici, che insieme al miglioramento del traffico automobilistico e ferroviario, potrebbero dare vita ad un modello urbanistico integrato di città metropolitana.

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Ci sarebbe poi la questione dello sviluppo turistico, che registrerebbe una notevole impennata, oltre alla crescita economica e occupazionale che l’opera produrrebbe. Mentre, per la questione ambientale, Forte afferma che “il ponte è, in sé, una creazione artistica che piuttosto crea una nuova magia nel paesaggio”. Per il portavoce di Capitale Messina, Gianfranco Salmeri invece, “senza ponte difficilmente si avrà l’alta velocità in Sicilia” e aggiunge: “la storia lo insegna, le civiltà tagliate fuori dalle principali vie di comunicazione sono destinate all’estinzione”. Mentre per l’amministratore delegato di Ferrovie Renato Mazzoncini, l’opera “si può fare e se pensata come infrastruttura ferroviaria costerebbe 3,9 miliardi di euro contro i 120 miliardi dei trafori che servono ai corridoi europei”.

Le ragioni del no

Sono decine i comitati e le organizzazioni, oltre ai privati cittadini, ad essere contrari alla mega opera. Per Legambiente, ad esempio, non sono stati considerati gli effetti prodotti sulle zone di pregio Sic e Zps tutelate dalle normative europee e regionali.

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Inoltre alcune opere di collegamento al Ponte sono state escluse dalla valutazione dello Studio di Impatto Ambientale, come la variante ferroviaria della linea tirrenica e quella dell’autostrada Salerno-RC, oltre al tratto di collegamento stradale Annunziata-Giostra. L’infrastruttura inoltre, attraverso le torri alte 400 metri e i viadotti di collegamento, produrrebbe un impatto irreversibile sui centri abitati e nelle aree di grande valore paesaggistico. Per il Wwf, Fai, Italia Nostra e Man invece, il ponte avrebbe un costo di 8,5 miliardi di euro, più del doppio di quello con cui il General Contractor Eurolink, ha vinto la gara: 3,9 miliardi rispetto ai 4,4 miliardi di euro posti a base di gara. Costo che non si ripagherebbe con il traffico stimato, che si aggirerebbe, secondo gli stessi progettisti, intorno all’11% della capacità complessiva. Inoltre, sarebbe stata sottovalutata la questione sismica: si tratterebbe di costruire in una delle aree a più alto elevato rischio sismico un ponte sospeso, ad unica campata di 3,3 km di lunghezza a doppio impalcato stradale e ferroviario. #politica #Matteo Renzi