Nelle ultime ore, accanto al dibattito politico sul referendum costituzionale del 4 dicembre, è tornato prepotentemente il tema del Ponte sullo Stretto di Messina, rilanciato dal Presidente del Consiglio #Matteo Renzi durante l'assemblea per i 110 anni del gruppo Impregilo-Salini di Milano. "Può creare 100.000 posti di lavoro" ha affermato il premier scatenando le furiose critiche delle opposizioni, convinte che l'annuncio sia solo l'ennesimo slogan elettorale che potrebbe andare a sostegno del SI al referendum costituzionale di dicembre.

"Renzi, sei una macchietta", ha detto ironicamente Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera: la stessa Laura Boldrini, presidente dell'Assemblea, ha dichiarato, nel corso della trasmissione "Di Martedì" condotta da Giovanni Floris, che il Ponte non è una priorità, e che prima bisognerebbe mettere in sicurezza il territorio dal punto di vista idrogeologico.

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Plaude invece Angelino Alfano, ministro dell'Interno e segretario del Nuovo Centrodestra, che ha dichiarato che Area Popolare proporrà di calendarizzare il provvedimento che sboccherebbe i lavori sullo Stretto.

Al di là delle controversie politiche creatisi, la questione del Ponte sullo Stretto di Messina si trascina da molto tempo: già Plinio il Vecchio aveva menzionato che il console Metello avrebbe progettato un ponte di barche sul braccio di mare tra Sicilia e Calabria per trasportare sul continente i 40 elefanti catturati ai Cartaginesi durante la battaglia di Palermo. Anche dopo l'Unità d'Italia, nel grande clima di costruzione di linee ferroviarie che imperversava in tutta la penisola, si pensò di progettare un ponte che collegasse Sicilia e Calabria, tema ripreso anche in età repubblicana durante gli anni Cinquanta del Novecento.

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Tuttavia, solo negli anni Novanta si sono proposti concretamente dei progetti attuativi: il primo risale al 1992 ma a causa del diverso cambio di esecutivi di varia tendenza politica non è mai stata presa una decisione definitiva. Quando nel 2011 il governo Berlusconi diede il via libera, il progetto fu affidato alla società Stretto di Messina (della quale è proprietaria l'Anas), oggi messa in liquidazione.

Fino ad oggi, per progetti e consulenze, si sono spesi milioni di fondi pubblici finiti nei rivoli della burocrazia e ai quali ha allungato le mani anche la malavita organizzata. Difficile quindi far digerire all'opinione pubblica un investimento che costerebbe 8,5 miliardi di euro: molti sono i cittadini che vi vedrebbero un ennesimo spreco di risorse che finirebbero nel tritacarne burocratico, senza un vero indotto economico e sociale sul territorio, senza contare le critiche di ambientalisti e ingegneri scettici sulla fattibilità dei lavori. 

Sta di fatto che, a prescindere da ogni considerazione, il ponte potrebbe rappresentare un'opportunità di crescita per la Calabria e la Sicilia, a patto che prima si potenzino e si completino le opere più urgenti in cantiere (banda larga, autostrada Salerno-Reggio Calabria, potenziamento del sistema ferroviario), per poi avviare le grandi opere necessarie allo sviluppo del Paese.  #Ponte sullo Stretto