Il deputato del Movimento 5 Stelle, nonché vicepresidente della Camera dei Deputati Luigi Di Maio, ha attaccato il presidente del Consiglio Renzi con un lungo post su Facebook paragonandolo al sanguinario ex dittatore del Cile Augusto Pinochet. I membri ed i sostenitori del Partito Democratico non hanno tardato a rispondere per le righe al grillino, accusandolo di paragonare il governo democratico italiano ad una dittatura e, in aggiunta a ciò, ponendo l'accento su un imbarazzante errore geografico nel quale sarebbe incappato il giovane deputato.

Le accuse al premier

"Non è un Presidente del Consiglio ma il più grande provocatore del popolo italiano, un Presidente non eletto, senza alcuna legittimazione popolare, che sorride mentre le persone soffrono".

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Questa è solo una delle tante accuse riportate da Di Maio in un lungo messaggio postato su Facebook. Il vicepresidente della Camera accusa infatti il premier italiano di aver frodato i cittadini, di aver fatto scappare aziende all'estero, di aver tagliato fondi agli utenti per la sanità. Ha inoltre aggiunto che "le feste de l'Unità, quando le frequenta lui, diventano Fortknox", facendo chiaramente riferimento alle proteste avvenute pochi giorni fa a Catania.

Ma la parte che più di ogni altra ha destato lo sdegno del partito renziano è stata un'altra. Parlando del referendum costituzionale che dovrà tenersi fra qualche mese, Di Maio ha accusato Renzi di come lo stia "facendo diventare un voto sul suo personaggio che ha occupato con arroganza la cosa pubblica, come ai tempi di Pinochet in Venezuela".

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Un paragone squallido, come affermato dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio Luca Lotti, che risponde alle affermazioni del grillino accusandolo di non saper "distinguere una dittatura sanguinaria come quella di Pinochet da un governo che si regge su una maggioranza parlamentare". Sarà invece il senatore Andrea Marcucci ad ironizzare sulla gaffe fatta da Di Maio, il quale avrebbe fatto riferimento a Pinochet come all'ex dittatore del Venezuela, invece che del Cile, come effettivamente ben noto a tutti. Anche i cittadini che sostengono il partito di Renzi non hanno tardato a farsi sentire sui social, mettendo in evidenza la figuraccia fatta dal deputato grillino con messaggi ironici e sarcastici.

La difesa dopo la gaffe

Il vicepresidente della camera ha tentato di difendersi la sera stessa durante la puntata di Politics su Raitre, dichiarando che non era sua intenzione paragonare il premier ad un sanguinario, ma di essere arrabbiato per la politica da lui messa in atto e per il modo in cui avrebbe occupato le istituzioni.

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Riguardo alla gaffe riportata nel post di Facebook, corretta il giorno stesso, ha detto che si trattava di un lapsus e che si prende tutte le responsabilità. Ha poi proseguito ribadendo la sua ostilità nei confronti della posizione assunta dal presidente del Consiglio e come lui e tutti i membri del Movimento 5 Stelle continueranno a "raccontare i pericoli della Riforma Costituzionale", al fine di "salvare la Carta fondamentale del Paese dalle sue oscene modifiche". Anche il deputato Alessandro Di Battista, durante un intervento al programma Otto e mezzo, ha preso le parti del collega, ammettendo che quelle usate da Di Maio sarebbero state parole forti, ma che secondo lui ciò non cambia il fatto di essere in una dittatura mediatica. #Matteo Renzi