"Sono davanti a voi per l'ultima volta": queste le parole con cui il presidente degli Stati Uniti Barack #Obama ha iniziato il suo discorso in occasione dell'assemblea generale dell'Onu. Durante il suo intervento sono stati toccati diversi fra i temi più importanti e scottanti del mondo intero, primo fra tutti quello relativo all'attuale problema dei rifugiati e all'obbligo morale di accoglierli. Non sono mancate dure parole nei confronti del candidato alla Casa Bianca, Donald Trump e nei confronti del collega d'oltreoceano #Vladimir Putin, entrambi accusati di essere fautori e sostenitori di una politica nazionalista e autoritaria. "Ci sono tante nazioni che stanno facendo la cosa giusta ma molte nazioni, specialmente quelle benedette dalla loro ricchezza e dalla loro posizione geografica, devono fare di più" ha dichiarato Obama.

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No al razzismo, si all'amore fra i popoli

Il tema di apertura con cui il presidente Obama ha iniziato il suo intervento all'assemblea generale dell'Onu è stato quello dei rifugiati provenienti dai Paesi colpiti da guerra e povertà estrema. ''Dobbiamo aprire i nostri cuori per accogliere i rifugiati nelle nostre case'', ha detto il presidente, facendo perno sui concetti di diplomazia, tolleranza e rispetto nei confronti degli esseri umani e delle loro culture. Come esempio è stato citato il caso di Israele, il quale, come dichiarato da Obama, non può pretendere di imporre in maniera permanente la sua egemonia sulla Palestina.

Dando il via al Summit dei Leader per i rifugiati il presidente USA ha detto che "La crisi di migranti e rifugiati è uno dei più urgenti compiti del nostro tempo, è una crisi di proporzioni enormi e un test per il nostro sistema internazionale".

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Inoltre, in basa a quanto da lui riferito, le nazioni che partecipano al Summit arriveranno ad accogliere 360 mila profughi.

Andare avanti o tornare indietro: basta al nazionalismo e all'autoritarismo

Barck Obama ha lanciato un avviso molto chiaro, "Il mondo si trova davanti a una scelta: o andare avanti o tornare indietro. E noi dobbiamo andare avanti" ha tuonato il presidente, sottolineando come rafforzare la fiducia fra i popoli sia una delle chiavi per assolvere a questo compito, in quanto non si può governare se il popolo non ha fiducia. Ha inoltre fatto appello all'obbligo di dire basta al nazionalismo e al populismo, in quanto "un Paese circondato dai muri imprigionerebbe se stesso". Molto chiaro l'attacco rivolto nei confronti di Donald Trump e delle violente dichiarazioni sulle quali si fonda la sua campagna elettorale.

Nessuno sconto neanche per il presidente Vladimir Putin, il quale starebbe cercando di ridare alla Russia la gloria perduta tramite l'uso della forza e l'attuazione di una politica fondata sull'autoritarismo.

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L'unica via per rendere grande una nazione, ha proseguito Obama, è quella della democrazia, in netto contrasto con i modelli di società guidate dall'alto. Queste dichiarazioni vanno ad alimentare le già forti tensioni fra le due nazioni, raffreddandone ulteriormente i rapporti diplomatici.

L'appello a ratificare l'accordo di Parigi

Barck Obama ha fatto appello ai leader mondiali affinché venga ratificato al più presto l'accordo di Parigi, siglato lo scorso dicembre e sottoscritto al Palazzo di Vetro da 175 Paesi. Esso rappresenta il primo accordo Onu firmato da così tante nazioni in un giorno solo, ma per entrare in vigore è indispensabile la ratifica. Tale accordo prevede di limitare l'innalzamento della temperatura a 1,5-2 gradi Celsius, la revisione ogni cinque anni degli obiettivi prefissati con l'accordo, nonché la messa a punto dei meccanismi di rimborso per i Paesi più vulnerabili. "Se non agiamo con coraggio, il conto che ci verrà presentato lo sarà con migrazioni di massa, città sommerse dall'acqua, scorte alimentari decimate e disperazione" ha dichiarato Obama, il quale, durante l'ultimo G20 tenutosi in Cina, ha preso l'impegno sul clima insieme a Xi Jinping, segretario generale del partito comunista di Cina. #Esteri