Scoppia la bufera sul referendum a due mesi dal voto. Il Movimento 5 Stelle e Sinistra Italiana provano insieme a creare scompiglio sulla consultazione referendaria, presentando un ricorso al Tar che riguarda il testo del quesito che, a detta dei proponenti, è uno spot pubblicitario, una formula incompleta e fuorviante che potrebbe favorire Renzi e i suoi. 

I firmatari del ricorso sono Enzo Palumbo e Giuseppe Bozzi, avvocati e riferimenti dei Comitati per il NO, il senatore del Movimento 5 stelle Vito Crimi e la sua collega a Palazzo Madama, Loredana De Petris, esponente di Sinistra Italiana-SEL. In particolare, viene presentato ricorso contro il D.P.R.

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che ha indicato nel 4 dicembre la data per il referendum è dove "è stato tra l'altro stabilito il quesito che dovrebbe comparire sulla scheda di votazione".

Come cambia la Costituzione

Il referendum, legato alla riforma Renzi-Boschi, propone il cambiamento di 47 articoli della Costituzione. La questione centrale della riforma è il superamento del bicameralismo perfetto dato che, se non cambia nulla per quanto riguarda la Camera, il Senato viene rivoluzionato. La "camera alta" passerà da 315 componenti a 100, e questi non saranno eletti tramite votazione diretta, ma solo dietro nomina: 74 saranno consiglieri regionali, 21 sindaci e 5 senatori a vita. I nuovi senatori avranno dunque, almeno 95 su 100, un doppio ruolo istituzionale, e non riceveranno stipendio per l'incarico a Palazzo Madama.

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Come se non fosse già bastata la #riforma costituzionale del 2001, è prevista una nuova modifica del Titolo V della Carta. Il nuovo articolo 117 prevede nuove competenze in capo allo Stato, che vengono quindi sottratte alle Regioni. Tra queste materie ci sono energia, infrastrutture strategiche e sistema nazionale di protezione civile.

Nella riforma è prevista l'abolizione del CNEL, il Consiglio Nazionale dell'Economia e del Lavoro. Tra le competenze dell'organo, menzionato dall'articolo 99 della Carta Costituzionale, ci sono espressioni di pareri forniti solo su richiesta del Governo, delle Camere o delle Regioni, e la promozione di iniziative legislative. In tutto il periodo di attività, però, ha prodotto meno di 20 disegni di legge e nessuno è mai stato trasformato in Legge dello Stato.

Cambiano anche i numeri per la presentazione delle proposte di legge di iniziativa popolare. Si passa dalle 50 mila firme necessarie fino ad oggi, alle 150 mila necessarie qualora vincesse il "Sì" il 4 dicembre.

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Il quesito del referendum del 4 dicembre 2016

Il quesito referendario che gli elettori si troveranno di fronte il prossimo 4 dicembre, salvo eventuale accoglimento del ricorso dei grillini e di SI, è così formulato: "Approvate il testo della legge costituzionale concernente 'disposizioni per il superamento del bicameralismo paritario, la riduzione del numero dei parlamentari, il contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni, la soppressione del Cnel e la revisione del Titolo V della parte seconda della Costituzione, approvato dal Parlamento e pubblicato nella Gazzetta ufficiale numero 88 del 15 aprile 2016?".

La replica del Quirinale e del Presidente Renzi

Chiamato in causa, il Quirinale è intervenuto con una nota ufficiale, precisando che la stessa formula che verrà apposta sulla scheda elettorale è stata vagliata dalla Corte di Cassazione che l'ha approvato, come tra l'altro si prevede nell'articolo 12 della Legge 352/1970. A difendere il quesito ci ha pensato, inoltre, il Presidente del Consiglio Matteo Renzi, il quale ha dichiarato: "Questo quesito è quello che la legge prevede per la riforma costituzionale".

Intanto Beppe Grillo, al di là del ricorso presentato anche dal Movimento, afferma di essere certo della vittoria del "No": "Non ho dubbi, vincerà il 'No' - si legge sul sito Ansa - Dire 'No' è bellissimo, anche voi dovete dire di No". #politica #referendum costituzionale