Nella cornice di St. Louis, in Missouri, i cittadini statunitensi ed il mondo intero hanno assistito ad un secondo dibattito presidenziale in cui le tensioni che hanno caratterizzato questa campagna presidenziale sono esplose. I due candidati, infatti, non si sono risparmiati nello scambiarsi reciprocamente accuse e commenti sulle loro rispettive personalità. Solo due settimane fa, Donald Trump si presentava come favorito ad Hofstra, uscendone però sconfitto. Anche in questo confronto, a sole 48 ore dall’uragano mediatico che ha travolto il candidato repubblicano, la situazione non si è ribaltata, ma ha seguito lo stessa scia del precedente confronto. Già scaricato da deputati, senatori e governatori membri del suo partito, non ha potuto fare altro che scusarsi per i contenuti del video del 2005, etichettando le dichiarazioni incriminate semplicemente come “frasi da spogliatoio maschile”.

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Forse troppo poco per riabilitarsi nei confronti dell’elettorato moderato. Non ha migliorato la sua già precaria situazione quando ha minacciato di “incarcerare” la candidata repubblicana, qualora fosse lui a vincere le elezioni presidenziali: appare difficile che possa ingraziarsi la simpatia dell’elettorato moderato. Nonostante ciò, Trump, seppure in ginocchio, non è uscito del tutto sconfitto da questo incontro: Hillary Clinton, infatti, non ha approfittato della debolezza del suo avversario e non è riuscita a fronteggiare le accuse del Repubblicano sulla sua vita privata.

Durante l'ora e mezza di faccia a faccia, oltre ai colpi bassi e le battute velenose, i candidati si sono confrontati in maniera abbastanza prevedibile sui temi dibattuti: tasse, energia e politica estera. Sulle imposte, Donald Trump continua a ribadire l'esigenza di aumentare gli incentivi; secondo la teoria del "Trickle down", abbassando la pressione fiscale sulle imprese, tutti quanti ne trarrebbero beneficio. La Clinton dice che, procedendo in questa direzione, si faranno solo gli interessi degli investitori di Trump, sostenendo l'introduzione di una "Buffet Rule" che prevederà una minimum tax per chi incassa più di un milione di dollari all'anno ed una sovrattassa per chi guadagna oltre i 5 milioni di dollari all'anno.

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Anche sulle politiche ambientali si sono accese le divergenze di punti di vista dei due candidati: Trump promette un'America priva di Enviromental Protection Agency, la Clinton, invece, difende la politica ambientale del suo governo sottolineando la capacità produttiva del Paese, ormai in grado di sopperire ai propri bisogni senza importare energia dall'estero e la necessità di intraprendere un percorso in direzione delle energie rinnovabili.

Non è passata inosservata una domanda del pubblico indirizzata a Trump sull'oramai crescente islamofobia diffusa nel Paese, ma il repubblicano ha usato tutto il tempo a sua disposizione limitandosi a dire soltanto che i musulmani americani non denunciano la presenza di integralisti nelle loro comunità. A tal proposito, la Clinton non ha mancato di ribadire che non serve ricorrere ad una retorica demagogica sui musulmani, ma che è necessario, ora più che mai, far sentire parte del Paese i musulmani americani, in virtù della libertà di culto.

Il confronto della notte scorsa rimarrà nella storia per essere stato un dibattito acceso senza precedenti nella moderna storia Repubblicana: nessuna stretta di mano, toni infuocati e colpi bassi. Ci hanno lasciato l'immagine di un Trump fasciato nelle sue ferite, che ruggisce ma resta debole e comincia a maturare dentro di sé la consapevolezza di ciò, tanto da riconoscere alla sua rivale di avere determinazione e combattività, qualità che spesso dipingono gli inquilini della Casa Bianca. L'ultimo dibattito presidenziale avrà luogo a Las Vegas il 19 ottobre: vedremo quanti altri colpi di scena sarà capace di regalarci questa campagna elettorale.

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