Un decennale va celebrato come si deve. E allora? Una maglietta recante la scritta “Truth”, cioè “Verità”, e una serie di messaggi che sono sponsor per il futuro della propria organizzazione, nonché suonano come minacce o avvertimenti per l’opinione pubblica e alcuni stati chiamati in causa. Tra questi, ovviamente, gli Stati Uniti d’America, ancora una volta nel mirino di #wikileaks, che a Berlino festeggia i suoi 10 anni di vita, promettendo rivelazioni scottanti nelle prossime settimane, dalla voce del suo fondatore e uomo simbolo Julian Assange.

Cosa ha detto Assange sulle elezioni in Usa

“Il materiale che Wikileaks è in procinto di diffondere è particolarmente significativo e potrebbe condizionare tre grandi organismi e in tre diversi paesi.

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Le informazioni riguardano anche le elezioni negli #USA. Ma Wikileaks deve cambiare per continuare ad esistere. Mi auguro di inquadrare 100 giornalisti nei due anni venturi; ci servirà un esercito per difenderci dalla pressione in arrivo su di noi”. Ecco uno stralcio dell’intervento in video di Julian Assange, in occasione delle celebrazioni per il primo decennale di Wikileaks. Cosa salterà fuori non è ancora dato sapere, ma la storia di Wikileaks  mette in guardia sul fatto che non si tratti di un bluff. Assange parla delle prossime dieci settimane quale periodo in cui verranno diffuse notizie rilevanti circa le due forze politiche in gioco nella corsa alla casa Bianca, ossia Democratici e Repubblicani; ha inoltre qualificato i due candidati, Hillary Clinton e Donald Trump, come due persone “tormentate dalle proprie ambizioni”.

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Lui che da anni 4 anni vive confinato nell’Ambasciata dell’Ecuador a Londra non è nuovo ad esporsi sul tema delle elezioni Usa. Lo aveva già fatto in estate, definendo una «forma di estorsione» l’idea che sia meglio votare la Clinton, poiché l’unica alternativa è Trump. Wikileaks, sempre in estate, ha diffuso circa ventimila email provenienti dagli archivi del Partito Democratico, rivelanti l’ostilità dei vertici del partito nei confronti di Bernie Sanders durante la primarie interne. Un caso che ha prodotto le dimissioni del presidente del partito D.W. Schultz, nonché l’espulsione di vari funzionari top della DNC, il Comitato nazionale democratico.

Dieci anni di Wikileaks: un bilancio

Correva l’anno 2006. Nel mese di ottobre cade il lancio di una nuova piattaforma che, nel nome che porta, unisce due sostantivi: “wiki” (termine afferente ai siti web costruiti su piattaforme o software che permettono agli utenti di aggiungere, modificare o cancellare contenuti”) e “leaks”, che può essere tradotto come “fuga” (di notizie).

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Ecco Wikileaks, organizzazione internazionale senza scopo di lucro che pubblica sul proprio sito i documenti coperti da segreto che riceve in forma anonima. In dieci anni di attività ha diffuso circa dieci milioni di documenti, con una media di circa tremila al giorno. I più significativi? Il primo non si scorda mai e fu relativo a un complotto per fare fuori i membri del governo somalo, svelato nel 2006. Successivamente, una delle rivelazioni maggiori riguarda il trattamento riservato ai detenuti di Guantanamo, il campo di prigionia americano a Cuba. E poi i documenti sugli aspetti nascosti della guerra in Afghanistan, o il video pubblicato nel 2010 relativo l’uccisione di dodici civili iracheni, tra cui due giornalisti di Reuters, da parte dell’aviazione americana. Il governo Usa, poi, è sempre stato un bersaglio di Wikileaks, che non poteva certo lasciarsi sfuggire una chance come le elezioni presidenziali, le terze da quando l’organizzazione è in vita.  #Elezioni politiche