I sondaggi della Cnn sul dibattito #Clinton-Trump non lasciano spazio a repliche: Hillary batte Donald con un punteggio di 57% a 34% [VIDEO]. Il confronto è sbarcato su Twitter ed è stato subito record: il faccia a faccia di stanotte è risultato l'evento più twittato della storia, superando i 17 milioni di tweet. Tendenza social o meno, quel che è chiaro è che la politica americana segue i trend di demolizione dei valori che si stanno verificando in questo periodo, offrendo un binomio di candidature tra le meno apprezzate di sempre.

Tra minacce di carcere e completa delegittimazione reciproca, lo show non è stato degno del livello politico statunitense, che ha sempre sopportato i colpi bassi, ma non ha mai rinunciato ad essere brillante e valido.

Pubblicità
Pubblicità

E se certe affermazioni non sono di De Niro, c'è da chiedersi qualcosa. 

Il video sessista di Trump

Via allo scandalo del giorno: Trump che nel 2005 sfoggia la sua essenza da "cafone misogino". Il video riempie la prima mezz'ora [VIDEO], con il magnate statunitense decisamente inappropriato per le parole espresse nel filmato e il nervosismo con cui si è difeso. Ad ogni modo la Clinton non ha colto l’occasione per garantirsi un facile successo, permettendo all'avversario di bollare l’accaduto come una semplice chiacchiera da bar. 

Trump ha provato a riprendersi, accennando alla conferenza stampa che aveva tenuto insieme a tre donne che avevano affermato di essere state abusate da Bill Clinton, alle quali si è aggiunta un'altra donna violentata da un uomo difeso da Hillary Clinton durante un processo nel 1975: un episodio datato che ha garantito all'ex first lady il perdono popolare.

Pubblicità

Visioni contrastanti

Il repubblicano ricorda Reagan quando parla di riduzione della pressione fiscale sulle imprese, sostenendo il "trickle down": se aumenti gli incentivi a investire per i più ricchi, ci guadagnano anche i poveri. La Clinton lo ha accusato di pensare solo a sé, rispondendo con una stangata sui ricchi tramite una minimum tax del 30% per chi guadagna più di un milione all'anno, e una tassa sui redditi di oltre 5 milioni.

E mentre Donald ha attaccato musulmani e terroristi, Hillary si è lanciata nella scia buonista di un Paese che può accogliere tutti.

Tema energia: Trump ha accusato le politiche ambientaliste di Obama-Clinton di essere anti-americane, cercando così l’appoggio di petrolieri e industriali. Hillary ha ricordato che l'industria energetica USA va alla grande, che il Paese è autosufficiente e che non importa petrolio dal Medio Oriente.

L’ombra di Putin è sempre presente, con Trump che l'ha appoggiato senza filtri e la Clinton che ha accusato l'avversario di non voler pubblicare la dichiarazione dei redditi per conflitti di interessi con la Russia, sottolineando come gli hacker russi stiano cercando di sabotare la sua campagna.

Pubblicità

Una stretta di mano finale – ma anche no

E se al via la stretta di mano non c’è stata, alla fine il dibattito si è concluso in maniera diversa: con una stretta di mano tra #Donald Trump e Hillary Clinton e un forzato complimento reciproco, da non intendersi come un gesto di rispetto, ma come una risposta demagogica e ben studiata all’ultima domanda dello show, che obbligava i due contendenti a dirsi cose positive l'uno dell'altra.

Risposte spassose ma quantomai istruttive. A Hillary piace che Donald apprezzi i figli, colpo basso camuffato da complimento che, mentre da un lato presenta la democratica come madre e nonna che guarda con amore chi ha a cuore la sua famiglia, dall’altro sottolinea l’accusa che ha sempre mosso contro Trump: Donald pensa solo a Donald e ai suoi interessi, alla sua famiglia.

Non ha saputo essere altrettanto tagliente il tycoon, che ha dichiarato di apprezzare la Clinton perché è una combattente: in tal modo ha convinto gli scettici che Hillary sia una donna talmente in gamba da essere apprezzata pubblicamente persino dal misogino Trump. Forse quest'ultimo dovrebbe cominciare a chiedersi se i soldi per i suoi PR sono ben spesi. #presidenzialiusa