Donal Trump non ha mancato, anche stavolta, di mostrare la sua forza gladiatoria e retorica, attaccando Hillary #Clinton, accusata di essere "corrotta". Lo scenario è quello, nobile, cattolico e molto americano, nello stesso tempo, del galà di beneficenza, organizzato, come tradizione vuole, dall'Alfred Smith Foundation, presente anche, naturalmente, il Card. Timothy Dolan, Arcivescovo di New York. 

In America i cattolici conservatori, in minoranza rispetto ai democratici appartenenti alla stessa confessione religiosa, sono in ebollizione sulla candidatura Trump: votare il tycoon irriverente e populista oppure la zarina dell'establishment di Washington, appartenente alla dinastia Clinton? Questo scontro fra i due rivali potrebbe non aver chiarito il dubbio.

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Donald Trump e i cattolici

Certo è che Trump non le manda a dire. Ai cattolici blasonati della Grande Mela ha prima detto di essere anche lui, come Gesù, il figlio di un falegname. Poi ha affondato il colpo affermando che la Clinton si trovava lì "fingendo di non odiare i cattolici". 

La Clinton, a detta di molti commentatori esperti, vincitrice dell'ultimo dibattito con Trump, ha contrattaccato sul machismo dell'imprenditore-politico e sul suo rapporto di vicinanza con Putin. Lo stesso teatrino della politica, anche in America, a tutta prima.

C'è un'altra America che sostiene Trump

Ma, in realtà, stavolta, qualcosa sembra bollire in pentola. Raramente i giornali americani, quelli seri e perfino quelli dediti all'analisi politica, come RealClearPolitics, avevano dedicato così tanto spazio a un candidato, nonostante l'apparente, se non incolmabile, certamente sensibile, svantaggio.

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A Trump, invece, sta toccando in sorte un'attenzione speciale, proprio perché gli analisti più seri ed esperti hanno capito che dietro di lui c'è molta America e non solo l'America rurale, operaia e arrabbiata. C'è anche l'America che, ad esempio, non ha visto nel Tea Party un movimento di cambiamento reale e ora si sposta su Trump, perché Washington e il governo centrale, in ogni area dell'Occidente, è percepito come sideralmente distante dal popolo.

Se, da un lato, Trump viene visto come impresentabile dalle star di Hollywood o da attori come Robert De Niro, dall'altro, il combattente sfoggia un nuovo tradizionalismo tutt'altro che banale e molto postmoderno e graffiante.

Quindi, a distanza di meno di tre settimane dalle elezioni, #Donald Trump è autorizzato a ripetere le famose parole del coach dei New York Yankees: "It ain't over till it's over". Non è finita, finché non è finita. #Stati Uniti