SI avvicina la data fatidica in cui sapremo chi sarà il prossimo Presidente degli Stati Uniti d'America e dopo una campagna elettorale fatta a colpi bassi, molto bassi specie per il tema dominante (cioè il sesso), e tra #hillary Clinton e Donald Trump si è raggiunti il climax della contesa.

Come riporta la giornalista filo-trump Maria Giovanna Maglie per il sito Dagospia, in America si sta scatenando l'apocalisse mediatica e istituzionale per via della riapertura di un indagine FBI a carico della Clinton, una storia di email mandate e ricevute sul suo account personale mentre era segretario di stato (il corrispettivo del ministro degli esteri in Italia) nei tempi in cui ci fu la vicenda dell'ambasciata americana in Libia, dove a seguito di un attentato ancora non chiarito, morì l'ambasciatore e il personale di servizio.

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L'accusa sarebbe in sostanza rivolta al fatto che invece di usare una email governativa, quindi verificabile e rintracciabile, abbia la Clinton intrattenuto rapporti e corrispondenza in forma privata con il suo account, forse per nascondere qualcosa d'indicibile per un politico della sua levatura. La vicenda dell'indagine si era chiusa a metà luglio, secondo indiscrezioni il capo del Fbi fu diciamo caldamente consigliato dal Presidente Obama di archiviare la vicenda. Ma a pochi giorni dal D_Day presidenziale, lo stesso capo del Federal Bureau, repubblicano moderato che sa di non essere rieletto, ha inusualmente comunicato la riapertura dell'indagine, scatenando come è ovvio una bomba sotto i piedi dello staff Democratico. A prescindere dalle inevitabili conseguenze, uno degli elementi che avrebbe portato alla riapertura dell'indagine, sarebbero le email, passate poi dalla Clinton, del marito della sua collaboratrice saudita Huma Abedin, che era solito mandare foto nude a ragazzine minorenni.

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La vicenda è ancora poco chiara, sta di fatto che in un qualche modo la vicenda riequilibra le sorti della disfida, essendo stato Trump bersagliato dalla stampa come un sessuomane incallito [VIDEO], ora la situazione si equipara, in basso, in entrambi i due schieramenti.

Inoltre la Clinton deve fare i conti con eventuali altri "leaks", ad opera ovviamente del più famoso dei leaker Julian assange con Wikileaks, che in questi giorni sta spiattellando molte delle email incriminate. Vedremo come l'8 novembre avrà deciso l'America, sapendo sin da ora che il Presidente che verrà non sarà mai uno/una dalla comprovata onorabilità. #presidenziali americane #email fbi