Era quasi diventata una cara memoria. Per decenni se ne è parlato come della carta fondamentale dell'Unione europea ma stava trasformandosi in un mito piuttosto che in un intervento politico. Quando però nella costruzione europea si sono sentiti sempre più forti gli scricchiolii si è tornati là, tra le isole pontine. A Ventotene che fu carcere e al tempo stesso speranza per nazioni appena uscite dalla guerra. E così il 22 agosto il Presidente del Consiglio dei Ministri #Matteo Renzi, il Presidente dell Repubblica francese Francois Hollande e la Cancelliera tedesca Angela Merkel erano sull'isola in una "Trilaterale" che mirava al rilancio dell'Unione europea.

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Il luogo non è stato scelto a casso: nell'isola è nato il Manifesto di Ventotene. Per un'Europa libera e unita", scritto in via definitiva il 22 gennaio 1944 da Altiero Spinelli, Ernesto Rossi ed Eugenio Colorni, avversari attivi del regime fascista, durante il lor confino nell'isola pontina, durato dal 1939 al 1943.

Realizzare un'Europa unita

Quegli uomini nel loro Manifesto affermavano la necessità di realizzare un'Europa unita, su base federale, dotata di un Parlamento eletto a suffragio universale e di un Governo federale con poteri effettivi. I tre capi di Stato e di Governo, riuniti nell'isola simbolo del federalismo europeo hanno sottolineato, nella conferenza stampa sulla portaerei Garibaldi, l'attualità del Manifesto, base ideale per il proseguimento del processo di coesione.

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Del Manifestoacquisito ormai l'ampio consenso sulle sue proposte da parte degli osservatori politici, a qualche settimana da quell'incontro sarà bene ricordare anche quella parte quasi sconosciuta e completamente ignorata ma che riveste un'importanza decisiva nella definizione del contenuto del federalismo europeo. Mi riferisco esattamente alla funzione dello Stato. Da una parte lo Stato proprietario, dall'altra la negazione-soppressione della proprietà privata. E' interessante indagare come il Manifesto si ponga di fronte a questa alternativa.

il Manifesto non assume una posizione dogmatica. Mentre si afferma che la "statizzazione" dell'economia ha liberato le classi operaie dal capitalismo, nello stesso tempo le ha rese schiave di pochi ma potenti industriali, i veri "gestori" economici.

Il principio

Secondo il Manifesto "la proprietà privata deve essere abolita, limitata, corretta, estesa caso per caso, non dogmaticamente in linea di principio". Traduzione pratica: non possiamo permettere che le grandi aziende come quelle dell'energia o i grandi istituti bancari siano in mano a privati che imporrebbero quindi allo Stato la politica più vantaggiosa per loro stessi.

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Concetti, parole pesanti e figlie di quel tempo. Certo, Il Manifesto conclude con un l'auspicio di aprire "ad una riforma industriale che estenda la proprietà dei lavoratori nei settori non statizzati, con le gestioni cooperative, l'azionariato operaio ecc.".

Insomma, il Manifesto va letto nella sua veste integrale per valutarne tutta l'attualità e tutte le questioni sollevate che hanno però ottenuto risposte, più o meno soddisfacenti, nella storia del Novecento.

La bella giornata di Ventotene potrebbe produrre risultati se si approfondissero senza dogmatismi anche questi argomenti. Sul piano politico intanto il sole di Ventotene è stato oscurato dal mancato invito di Renzi a Berlino dove, tornando all'antico, tedeschi e francesi hanno ripreso a ballare da soli. #merkel #Holland