Di nuovo in un confronto che si potrebbe rivelare decisivo. Nel Missouri, #Donald Trump e #hillary clinton, nella notte del 10 ottobre di fronte alla platea della George Washington University di S. Louis, non hanno deluso le attese: se le sono date di santa ragione, su video "sessisti", tasse, mail cancellate e bugie, ovviamente dimenticandosi della politica e lanciandosi stracci. 

Trump torna a fare il "Trump" 

Nella rissa il candidato repubblicano è indubbiamente più efficace della Clinton che prova a rintuzzare ma poi deve subire l'aggressività laconica del contendente. Le critiche dell'ex first lady sono state sommerse da un Trump in forma che ha usato con costanza metodica le parole "disastro" e "disastrosa": la prima per parlare della politica interna ed estera dei democratici e la seconda per accusare la Clinton di essere un'incapace come segretario di stato e come senatrice.

Pubblicità
Pubblicità

In tutte le domande Trump ha calcato la mano tornando spesso su questi concetti, interrompendo, lamentandosi con i conduttori, tenendo la scena da mattatore

Clinton parte bene ma rimane all'angolo

All'inizio Trump tradisce il nervosismo. Clinton invece è compassata, si muove sciolta sul palco, si avvicina al pubblico, critica le posizioni sessiste del contendente, lo costringe a scusarsi. Poi subisce gli attacchi di Trump e non riesce a contenerlo. Sulla questione delle mail si ritrae e Trump non perde l'occasione per costringerla sulla difensiva. Da quel momento il repubblicano "atipico" non si è più fermato trasformando ogni domanda in un'arma polemica, lanciando accuse alla trentennale carriera della Clinton, ai finanziamenti di cui gode, alle sue idee sulla sanità, sul fisco, sul terrorismo, sul commercio e sulla produzione manifatturiera.

Pubblicità

Insomma, Trump è apparso duro, incisivo, sprezzante.

Asprezze e colpi bassi

Trump derubrica a chiacchiere da spogliatoio le parole sessiste che hanno fatto il giro del web. Tutti si aspettavano un cenno d'imbarazzo ma nulla. Sfrutta il dibattito per superare le criticità e attacca a testa bassa parlando della coppia Clinton. La democratica è indubbiamente più preparata sui dossier internazionali, ma poco efficace quando si occupa di politica interna. E Trump prevale nettamente su temi come occupazione e criminalità. Clinton definisce Trump inadatto. Lui la chiama bugiarda. Entrando in scena i due non si sono stretti la mano: un segnale evidente della tensione che corre rispetto al primo dibattito. 

L'establishment e la rozzezza

La posizione di Clinton come espressione dell'establishment non è stata smentita, nel bene (la preparazione) come nel male: le accuse di essere vicina agli interessi di Wall Street.

Pubblicità

Su questo Trump ha puntato con decisione. Ma la rozzezza delle sue argomentazioni si è manifestata pienamente: il repubblicano evita di entrare nei dettagli, disegna scenari di superficie, usa slogan. Il punto è che questa volta la Clinton risente delle accuse e non riesce a risolvere a suo favore le debolezze di Trump.

Trump supera il momento difficile?

I sondaggi delle prossime ore daranno il responso. Tuttavia, il dibattito che sembrava dovesse determinare la fine di ogni speranza per il repubblicano, si è rivelato un'occasione di vantaggio per Trump. Gli elettori metteranno da parte le gaffe? I repubblicani si ricompatteranno sul loro candidato? Di certo, una battaglia che sembrava persa per le accuse dei giorni scorsi, dalle battute sessiste, alle tasse non pagate, si è rivelata una paradossale occasione di rilancio.

Il livello rimane basso. Nei prossimi giorni andrà peggio

E' il leitmotiv di queste presidenziali: sono i candidati di più bassa autorevolezza mai visti nella recente storia americana. La qualità dei due dibattiti lo ha sancito in modo plateale. Quest'ultimo, poi, con scambi d'accuse velenosi e pesanti apprezzamenti personali tra i due, ha toccato un punto di non ritorno. Il dado è tratto. E' presumibile che fino al voto di novembre continueranno a volare stracci. Elettori in tilt.  #elezioni presidenziali Usa