L'obiettivo più importante di questo governo guidato da Matteo Renzi, sembra essere quello di riuscire a giungere all'approvazione della riforma costituzionale, con la modifica di 47 articoli su 139 totali. Ma i mali del nostro Paese dipendono dalla Costituzione?

A quali esigenze risponde davvero la riforma costituzionale?

Prende corpo il sospetto che dietro la riforma costituzionale ci sia il mondo delle banche. E il nostro premier sembra avere un buon rapporto con i banchieri. Da un lato c'è l'agenzia di rating Moody's, che paventa rischi per le banche in caso di vittoria del NO al referendum, dall'altro sembra esserci l'ombra della JP Morgan, una banca d'affari tra le più potenti al mondo.

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I sospetti si fanno concreti se si sfoglia un documento redatto da JP Morgan nel 2013 dal titolo “Aggiustamenti nell’area euro”, in cui si “consiglia” di intervenire sulle Costituzioni dei Paesi europei, in particolare del Sud, come Italia, Spagna, Grecia, Portogallo.

Secondo quanto scritto nel documento, i sistemi politici e costituzionali del Sud sono caratterizzati da 'esecutivi deboli nei confronti dei parlamenti, governi centrali deboli nei confronti delle regioni, tutele costituzionali dei diritti dei lavoratori, tecniche di costruzione del consenso fondate sul clientelismo, il diritto di protestare se i cambiamenti sono sgraditi'.

A ben guardare, il testo della riforma Renzi va a rafforzare i poteri del Governo, sia nei confronti del Parlamento, sia nel rapporto con le Regioni. Lascia basiti, poi, il fatto che vengano contestati il diritto di protestare, e le tutele costituzionali dei lavoratori, che rappresentano dei pilastri della democrazia e dello stato costituzionale.

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In pratica JP Morgan auspica una svolta autoritaria. Ed infatti, secondo il documento i “difetti” di alcune Costituzioni europee nascono dal fatto che siano state 'adottate in seguito alla caduta del fascismo' e 'presentano una serie di caratteristiche che appaiono inadatte a favorire la maggiore integrazione dell’area europea'. Insomma, la natura antifascista, o in generale anti-autoritaria, di queste costituzioni sarebbe un problema per le banche.

Il testo della riforma voluta da Renzi ridimensiona fortemente il potere legislativo delle Regioni, a favore di uno Stato sempre più centralista, in controtendenza con la riforma del 2001, che favoriva invece le richieste di maggiore autonomia a favore delle Regioni, trovando un compromesso tra principio di unitarietà dello Stato e istanze federaliste.

L'obiettivo della riforma sembra anche essere quello di impedire alle Regioni di ostacolare la realizzazione di alcune grandi opere, come sta accadendo in Puglia con il gasdotto TAP.

Ed infatti l'articolo 31 del testo, modificando l'articolo 117 della Costituzione, accentro nella Stato il competenza legislativa esclusiva in materia di tutela e valorizzazione dei beni culturali, paesaggistici, ambiente, ecosistema, nonché produzione, trasporto e distribuzione nazionali dell’energia, infrastrutture strategiche e grandi reti di trasporto e di navigazione d’interesse nazionale e relative norme di sicurezza, porti e aeroporti civili, di interesse nazionale e internazionale.

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Renzi e JP Morgan

La JP Morgan sarebbe molto vicina, già da qualche anno, a #Matteo Renzi. Lo testimonierebbero anche due cene, in cui si è parlato di #riforme. La prima risale al 1 giugno 2012, tenutasi a Firenze, con l'amministratore delegato della JP Morgan Jamie Dimon e l'ex primo ministro inglese Tony Blair, che già da 4 anni era consulente della banca. Renzi era Sindaco del capoluogo toscano.

La seconda cena si sarebbe svolta il 1 aprile 2014, in Inghilterra, tra Renzi e Blair. Il giorno dopo, Blair ha elogiato pubblicamente il programma di riforme costituzionali e strutturali (lavoro, pensioni, ecc...) di Renzi, affermando che la crisi gli avrebbe dato l'opportunità di compiere i cambiamenti necessari al Paese.

Queste riforme sono espressione dell'interesse pubblico o di quello delle banche? #referendum costituzionale