L'endorsement pubblico fatto da Barack #Obama a #Matteo Renzi, in occasione della visita a Washington del premier, per spingere la vittoria del Sì al prossimo referendum del 4 dicembre ha fatto storcere non poco il naso non solo ai più accesi sostenitori del No, ma anche a quanti vedono un simile appoggio come un'inaccettabile ingerenza nella politica interna italiana.

Ma, a prescindere dal fatto che sia il Presidente di una superpotenza "extracomunitaria" ad esporsi in tal senso, può Barack Obama essere un esempio di riformismo intelligente? 

Le principali #riforme messe in atto dal primo presidente di origine afroamericana della storia degli Stati Uniti offrono un parere contrastante e di certo non definitivo:

La riforma sanitaria, ad esempio, è stato il pilastro su cui Obama ha fondato tutta la sua prima campagna elettorale, in accordo con i suoi ideali "socialisti" che gli hanno consentito di procurarsi un largo seguito.

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Entrata in vigore nell'Ottobre del 2013, Obamacare ha alzato la soglia delle famiglie e dei singoli che hanno diritto alla copertura assicurativa necessaria ad avere accesso alle cure sanitarie. Più di 13 milioni di persone che prima non erano assicurate hanno potuto avere accesso a una copertura sanitaria. Nessun ente assicurativo può rifiutarsi di stipulare una copertura a causa dei trascorsi clinici di un paziente e lo stato federale garantisce sussidi per contribuire all'acquisto di una polizza da parte dei meno abbienti. Eppure un sondaggio citato dall’Economist dice che non piace al 56 per cento degli americani. Come mai? Innanzitutto perché il “Patient Protection and Affordable Care Act” copre di fatto poco meno del 10 per cento della popolazione degli Stati Uniti (praticamente più della metà ha già una copertura sanitaria compresa nel proprio contratto di lavoro) e quindi non viene considerata una riforma "popolare".

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Secondo poi perché molti dottori, a causa delle condizioni di pagamento imposte dagli Stati a fronte però di un aumento considerevole dei pazienti, rinunciano ad essere parte delle convenzioni con ospedali e centri statali.

Dai due volti è pure la Riforma dell'immigrazione, altro caposaldo di una politica interna, quella di Obama, sviluppata proprio sulla tutela delle grandi comunità di immigrati presenti sul suolo americano. Alla fine del 2014 il presidente presentò due ordini esecutivi, vista l'impossibilità di raggiungere un accordo con i repubblicani, uno di questi era il Deferred Action for Parents of Americans and Lawful Permanent Residents, Dapa, per permettere a circa 3,5 milioni di immigrati senza permesso, genitori di cittadini statunitensi o di residenti permanenti, di evitare il rimpatrio e fare richiesta per un permesso di lavoro. Il secondo, invece, riguardava gli immigrati entrati da bambini nel Paese, chiamato Deferred Action for Childhood Arrivals (Daca), e consentiva loro di evitare il rimpatrio e ricevere un permesso di lavoro biennale.

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Il piano tuttavia è stato bloccato dalla Corte Suprema, che si è espressa con un pareggio, 4 voti a favore e 4 contrari, sul caso che vedeva lo Stato del Texas contro Obama a causa del rifiuto da parte del presidente di permettere il rimpatrio forzato a 4 milioni di immigrati presenti irregolarmente nello stato meridionale. 

Inizia a far acqua, infine, la riforma finanziaria, voluta per permettere che la crisi del 2008 non si ripetesse. Il Dodd Frank Act, introdotto nel 2010 per regolamentare la finanza, avrebbe dovuto regolamentare il settore finanziario, stilando una lista di banche e includendo anche 4 istituzioni non finanziarie, ritenute troppo grandi per fallire (too big to fail) senza aver ripercussioni sul sistema economico. La riforma istituiva le cosiddette Sifi - systemically important financial institution - ovvero istituzioni finanziarie importanti dal punto di vista sistemico. Giusto qualche mese fa però, big assicurativa MetLife è riuscita a farsi cancellare dalla lista.