L'ultimo segretario del PCI Achille Occhetto ha presentato a Roma il suo libro "L'utopia del possibile", ecco cosa ha detto durante l'iniziativa pubblica.

"La Svolta della Bolognina fu possibile nel PCI ma non lo sarebbe stata ad esempio nel PCF francese che aveva una cultura diversa. Da bambino vicino a casa mia c'era un rifugio di Partigiani cattolici, comunisti e socialisti, ecco io dopo la caduta del Muro di Berlino che li aveva divisi, avrei voluto riunirli.Avrei voluto una contaminazione culturale e politica. I "miglioristi" Macaluso e Napolitano mi criticarono per non aver fatto subito un partito socialista, ma loro erano gli stessi che nel 1956 quando l'URSS invase l'Ungheria, che io da ventenne condannai, non si opposero e anzi ruppero l'unità coi socialisti: loro ruppero con Nenni e volevano poi che io mi unissi a Craxi. Su Togliatti che ha avuto grandi meriti storici, ricordo che nel PDS decidemmo di non portarlo idealmente e culturalmente, mentre portammo Gramsci. Io oggi sono critico con il Governo Renzi, però non condivido chi in contrapposizione a questo ricorda un PCI forte e unito: non è vero, negli ultimi due anni di vita Berlinguer venne attaccato ripetutamente da tutti. Sulla sua proposta di "questione morale" fu isolato perché si sarebbe "isolato dalle altre forze politiche". Ricordo che prima della Svolta il PCI veniva da un decennio di crisi e sofferenza, essa va collocata in questo declino e non solo legata alla caduta del Muro. Essa è stata ridotta alla questione del nome ma invece era la necessità di fare una nuova strategia: "una cosa nuova con un nome nuovo" ma la stampa non capì. Berlinguer e Craxi non si potevano vedere, mentre io e Bettino ci conoscevamo da ragazzi, ci chiamavamo per nome ma avevamo visioni diverse: io proposi una convenzione delle forze di sinistra per magari dare vita a una forza che non si chiamasse né socialista, né comunista. Dopo la Svolta dissi a Craxi che i nostri due popoli si odiavano profondamente, ma se loro fossero passati all'opposizione della DC con noi il tutto sarebbe stato più facile: lui rispose "se il PSI passa un solo giorno all'opposizione mi cacciano dal partito". Insomma eravamo troppo diversi come partiti. Io ebbi incontri di rilievo con tutti i leader socialisti europei e c'era grande rispetto reciproco, diciamo che ero socialista ma non craxiano. Io dissi prima di altri che serviva la Germania unita, mentre Andreotti ne voleva due divise. Mani Pulite ovviamente fu giusta e la difesi, ma politicamente ci rovinò perché favorì la prima ventata populista: noi non eravamo populisti e quindi non potevamo raccoglierla. Nel 1994 il PDS guadagno il 4% dei voti, quando il PCI guadagnava lo 0,5% festeggiava, mentre noi siamo ricordati come i grandi sconfitti. Ingrao sapeva che bisognava cambiare tutto ma pensava che il comunismo andasse rifondato, mentre ormai per milioni di persone il comunismo era quello delle bandiere bucate in Romania e dei cadaveri nelle fosse comuni, noi dovevamo aprire un processo fuori da quella storia, nel contesto socialista europeo. Purtroppo una parte di sinistra pur intelligente del partito non capì e favorì il ruolo dei "miglioristi" come Napolitano, lui da solo non avrebbe avuto un ruolo dominante senza l'aiuto di una parte che oggi sta nella sinistra del PD. Andava mantenuta una radicalità culturale, occorreva uscire da sinistra da quella crisi: ho rivalutato pure Trotsky contro Stalin. Ma l'uscita dalle macerie del comunismo non implicava lo scivolamento su politiche moderate e neoliberiste, cosa che si è verificata a sinistra non solo con Renzi, ma è cominciata prima e proprio per questo gli si è consentito di fare l'OPA sul #Pd. La continuità fra la Bolognina e il PD è solo parziale, perché esso è nato da una fusione a freddo fra apparati."

Al termine dell'iniziativa abbiamo chiesto a Occhetto un parere sul #referendum costituzionale, ma ci ha risposto che non intende dire pubblicamente se il 4 dicembre voterà Sì oppure No.

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#Matteo Renzi