Le riforme di #Matteo Renzi sono un ponte verso il nulla. È il titolo inequivocabile apparso sul #Financial Times, che ha stroncato così la proposta di #riforma costituzionale che sarà giudicata dagli italiani con il referendum del prossimo 4 dicembre. Basterebbe il titolo del prestigioso quotidiano londinese per chiudere la partita, ma è giusto sottolineare che nello stesso articolo appaiono critiche alla decisione dello stesso Renzi di rilaciare anche il ponte sullo Stretto di Messina e sull’utilità di un’altra riforma, quella elettorale, il cosiddetto Italicum, voluta sempre da Metteo Renzi.

Il Financial Times si è schierato apertamente contro il premier Matteo Renzi

Insomma, pare proprio che il Financial Times si sia schierato platealmente contro l’attuale premier italiano.

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Alcune considerazioni, però, andrebbero fatte, soprattutto da parte di chi sostiene apertamente il No al referendum costituzionale. L’intervento a gamba tesa del Financial Times, un quotidiano legato comunque all’alta finanza britannica e non, non può che essere stigmatizzato. Da cittadino italiano, libero ed indipendente, considero questi goffi tentativi esterni di condizionare l’opinione pubblica italiana assolutamente inaccettabili e controproducenti.

L'intervento del Financial Times paragonabile a quello dell'ambasciatore Usa

Lo è stato quando l’ambasciatore americano a Roma, quindi il massimo rappresentante della diplomazia statunitense in Italia, ha pubblicamente sostenuto le ragioni del Sì. Lo è oggi, ancor di più, quando il maggior quotidiano economico di Londra sostiene le ragioni del No.

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Mi aspetto quantomeno di leggere e sentire, anche in questo caso, analoghe critiche a quelle rivolte all’ambasciatore Usa per la sua infelice uscita a sostegno del Sì. In questo caso, crediamo che la libertà di stampa centri proprio poco. Insomma, gli italiani sono capaci di decidere da soli il proprio futuro. Non hanno bisogno di alcun intervento esterno, ma soprattutto comprendono benissimo che dietro a questi interventi, a favore di una parte o dell’altra, c’è sempre il tentativo di condizionarne il voto.