Il prossimo 4 Dicembre gli italiani decideranno se approvare o meno la riforma costituzionale voluta da Matteo Renzi e approvata dal Parlamento. Una delle parti più importanti della riforma è la modifica del #Senato, che rimane in vigore con un assetto completamento diverso. In primo luogo, il numero di senatori passerà dai 315 attuali ai 95 previsti dalla riforma. Essi non saranno eletti dai direttamente cittadini come avviene ora, ma dai consigli regionali su indicazione dei cittadini. Il Senato non voterà più la fiducia al governo ed avrà competenza legislativa solo su alcune leggi come le riforme costituzionali. Per quanto riguarda le leggi ordinarie, il Senato potrà chiedere alla Camera di modificare il testo o parti di esso, ma l'assemblea di Montecitorio può non tener conto della richiesta.

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Nuovo Senato: tutto quello che c'è da sapere

Il Senato, contrariamente a quanto auspicato da diverse parti alla vigilia del percorso riformatore, non scompare ma viene notevolmente modificato. La riforma metterà fine al cosiddetto "bicameralismo paritario", cioè la forma parlamentare in cui le due camere hanno gli stessi poteri e uguali funzioni. Il Senato, infatti, non sarà più chiamato in causa per dare la fiducia al governo e potrà approvare-modificare-abrogare leggi riguardanti soltanto un numero limitato di ambiti (riforme costituzionali, leggi elettorali degli enti locali, leggi riguardanti la tutela di minoranze linguistiche, referendum, ecc).

Il Senato avrà, comunque, la possibilità di esprimere pareri sui progetti di legge approvati dalla camera e presentare modifiche entro trenta giorni dall’approvazione della legge, ma la Camera potrà anche non tener conto delle proposte.

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I senatori saranno chiamati in causa per eleggere il Presidente della Repubblica. Tuttavia, il ruolo principale del Senato sarà quello di esercitare una funzione di raccordo tra lo Stato, le Regioni e i Comuni.

Il nuovo Senato sarà formato da 74 consiglieri regionali nominati dai rispettivi consigli regionali, più 21 sindaci e 5 membri nominati dal presidente della Repubblica, che resteranno in carica per un mandato non rinnovabile di 7 anni. Per la nomina dei senatori, il testo della riforma costituzionale prevede che i cittadini, al momento di eleggere i consigli regionali, indichino i consiglieri che poi saranno senatori. I consigli regionali, una volta insediati, avranno il compito di ratificare la scelta degli elettori. La durata del mandato coinciderà con quella delle istituzioni territoriali in cui saranno eletti: questo porterà a cambiare l'assetto del Senato durante una stessa legislatura.

Cosa dicono i favorevoli ed i contrari

Secondo i sostenitori del "sì", la modifica del Senato comporterà notevoli vantaggi in quanto semplificherebbe l'iter legislativo.

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Grazie alla riduzione dei poteri del Senato, infatti, si eviterà la cosiddetta "navetta", cioè il passaggio continuo di un testo di legge da una camera all'altra. Inoltre, la riduzione del numero di senatori comporterà una riduzione dei costi della politica. Il pensiero degli oppositori è riassunto dal parlamentare del M5S, Danilo Toninelli. Il deputato pentastellato non crede che con l'approvazione del testo referendario si superi il bicameralismo paritario "dato che resteranno 20 materie in regime di bicameralismo paritario, tra cui alcune decisive come la legge elettorale e le normative Ue". Inoltre, i sostenitori del "no" credono che con il nuovo Senato vi saranno conflitti di competenza tra Stato e Regioni e tra Camera e nuovo Senato. #referendum costituzionale